Οτε μεν εισηλθομεν εις την σκηνην αυτης, το πρωτον ου διεγνωμεν αυτην· κχαμαι τεγαρ εκαθητο και αι θεραπαιναι πασαι περι αυτην· ... μηδε γενεσθαι γυνη απο θνητων τοιαυτη εν τη Ασια".

Quando entrammo nella sua tenda in un primo momento non la notammo: infatti era seduta in terra e tutte ancelle intorno a lei, ed inoltre aveva il vestito uguale alle schiave. Dopo volendo sapere quale fosse la padrona, passammo in rassegna tutte e subito appariva differente da tutte le altre, benché sedesse avvolta da un velo e guardasse a terra. Ma quando le ordinammo di alzarsi, si alzarono con lei tutte le altre intorno ma si distingueva in quella circostanza soprattutto per (lett. la grandezza) la statura e poi per la maestà/virtù e la grazia. (εστηκυια = ἵστημι participio mediopassivo perfetto femminile singolare dativo) benché stesse con un umile contegno. Le erano visibili anche le lacrime che le scendevano giù per le vesti e fino ai piedi. Nel frattempo (ἐν τούτῳ) mostrò la maggior parte del suo volto e mostrò il collo e le mani. Credimi bene (εὖ ἴσθι) o Ciro, sembro sia a me che a tutti gli altri che la videro, che mai in Asia nacque dai mortali o esistesse una donna come questa.