DOTI UMANE DI CIRO BAMBINO
VERSIONE DI GRECO di Senofonte
TRADUZIONE

Fino ai dodici anni o poco più Ciro ricevette l’educazione di cui s’è detto: si rivelava superiore a tutti i coetanei sia per la rapidità nell’apprendere ciò che doveva sia per la per la rettitudine e il coraggio in ogni comportamento. Fu proprio allora che Astiage fece venire a corte sua figlia e il figlio di lei: desiderava vederlo dopo aver sentito dire che era un ragazzo esemplare. Dunque Mandane si recò dal padre col figlio Ciro. E Ciro, non appena fu arrivato ed ebbe saputo che Astiage era il padre di sua madre, subito, da fanciullo espansivo qual era per natura, si profuse col nonno in baci e abbracci come se fosse stato allevato da tempo al suo fianco e si fosse da tempo affezionato a lui, e vedendolo truccato con gli occhi sottolineati, il belletto sulle guance e le chiome posticce, come era costume fra i Medi (presso i quali sono ancora in uso anche la tunica purpurea, il kandys, le collane, i braccialetti, mentre i Persiani nel loro paese ancor oggi indossano vestiti molto più ordinari e hanno uno stile di vita assai più semplice), osservando dunque l’abbigliamento del nonno esclamò: "Mamma, com’è bello il nonno!". E avendogli chiesto Mandane se gli sembrasse più bello il nonno o il babbo, Ciro rispose: "Mio padre, mamma, è davvero il più bello dei Persiani, ma fra tutti i Medi che ho visto per le strade e a corte il più bello è di gran lunga il mio nonno".