Και γαρ ην τη φυσει φιλοτιμοτατος, ει δει τεκμαιρεσθαι δια των απομνημονευομενων. ... "αλλ' ουτ'αν εγω Σεριφιος ων εγενομην ενδοξος ουτε συ Αθηναιοις ".

Ed infatti era per natura molto desideroso di gloria, se bisogna giudicare dalle cose che si raccontano (su di lui). Eletto infatti dalla città ammiraglio nessun affare né pubblico né privato trattava individualmente (κατὰ μέρος individualmente), ma rimandava tutto ciò che gli capitava, al giorno in cui era sul punto di salpare affinché facendo molte azioni importanti contemporaneamente e dando udienza a gente d'ogni genere apparisse essere un grande uomo, e si potesse sentire più grande. Osservando i cadaveri dei barbari rigettati dal mare sulla riva, come vide che avevano indosso dei braccialetti e collane d'oro egli passò oltre ma monstrandoli all'amico che lo seguiva: "Prendili per te - gli disse - tu non sei Temistocle.". Ad uno che era stato una bellezza, Antifate, e che una volta lo aveva trattato con superbia, ma in seguito gli faceva la corte per la sua fama: "ragazzo mio" gli disse " un pò tardi si, ma abbiamo messo giudizio tutti e due." Diceva poi che gli ateniesi non lo onoravano né lo ammiravano ma nel momento del pericolo correvano da lui come riparandosi sotto un platano, allo scoppio di un temporale, ma poi, tornato il bel tempo sfrondavano l'albero e ne tagliavano i rami. Avendogli detto un tale di Serifo che non per se stesso era celebre ma per la sua città: E' vero quello che tu dici" gli rispose "ma come io non sarei diventato famoso se fossi stato di Serifo, così neanche tu se fossi nato ad Atene."