DEMOSTENE E IL POSTULANTE
VERSIONE DI GRECO di Plutarco
TRADUZIONE dal libro Taxis

λέγεται δ´ ἀνθρώπου προσελθόντος αὐτῷ δεομένου συνηγορίας καὶ διεξιόντος ὡς ὑπό του λάβοι πληγάς, "ἀλλὰ σύ γε", φάναι τὸν Δημοσθένην, "τούτων ὧν λέγεις οὐδὲν πέπονθας. " ἐπιτείναντος δὲ τὴν φωνὴν τοῦ ἀνθρώπου καὶ βοῶντος "ἐγὼ Δημόσθενες οὐδὲν πέπονθα; " "νὴ Δία" φάναι, "νῦν ἀκούω φωνὴν ἀδικουμένου καὶ πεπονθότος. " οὕτως ᾤετο μέγα πρὸς πίστιν εἶναι τὸν τόνον καὶ τὴν ὑπόκρισιν τῶν λεγόντων. τοῖς μὲν οὖν πολλοῖς ὑποκρινόμενος ἤρεσκε θαυμαστῶς, οἱ δὲ χαρίεντες ταπεινὸν ἡγοῦντο καὶ ἀγεννὲς αὐτοῦ τὸ πλάσμα καὶ μαλακόν, ὧν καὶ Δημήτριος ὁ Φαληρεύς ἐστιν

TRADUZIONE

Si narra di un cliente che una volta si recò da lui perché aveva bisogno della sua difesa, e gli raccontò che un tizio lo aveva preso a pugni. "No, tu non hai sofferto nulla di quel che dici", commentò Demostene. L'uomo, allora, alzò il tono e si mise a gridare: "Cosa, Demostene? Non sono stato picchiato?". "Ora sì, per Giove, che sento la voce di uno che ha subito un torto e ne sta soffrendo!", concluse l'oratore. Si era, infatti, convinto che, per risultare credibile, fosse di estrema importanza l'intensità del tono della voce con cui si pronunciavano i discorsi. Per questo il suo modo di declamare piaceva moltissimo alle masse, mentre i raffinati, tra cui anche Demetrio Falereo, consideravano la sua arte volgare, bassa, quasi roba per donnette