Argonautae cum per Cyaneas cautes, quae dicuntur petrae Symplegades, intrassent mare quod dicitur Euxinum et errarent, uoluntate Iunonis delati sunt ad insulam Diam. Ibi inuenerunt naufragos nudos atque inopes Phrixi et Chalciopes filios Argum Phrontidem Melam Cylindrum; qui cum casus suos exposuissent Iasoni, se cum ad auum festinarent Athamanta ire naufragio facto ibi esse eiectos, quos Iason receptos auxilio iuuit; qui Iasonem Colchos perduxerunt per flumen Thermodoontem. Et cum iam non longe essent a Colchis, iusserunt nauem in occulto collocari, et uenerunt ad matrem Chalciopen Medeae sororem, indicantque Iasonis beneficia et cur uenissent. tunc Chalciope de Medea indicat, perducitque eam cum filiis suis ad Iasonem. Quae cum eum uidisset, agnouit quem in somniis adamauerat Iunonis impulsu, omniaque ei pollicetur, et perducunt eum ad templum.

Dopo che gli Argonauti passarono attraverso le rupi Cianee, dette anche Simplegadi, ed entrarono nel mare chiamato Eussino, per volontà di Giunone giunsero nel loro errare all’isola di Dia. Qui trovarono, naufraghi, nudi e privi di ogni mezzo, i figli di Frisso e Calciope: Argo, Frontide, Mela e Cilindro. Essi esposero a Giasone le proprie peripezie: mentre stavano navigando per ritornare dal nonno Atamante, erano naufragati ed erano giunti lì. Giasone li accolse e prestò loro soccorso; ed essi guidarono Giasone sino alla Colchide attraverso il fiume Termodonte. Quando furono non lontano dalla Colchide, fecero nascondere la nave e raggiunsero la loro madre Calciope, sorella di Medea, alla quale parlarono dell’aiuto che avevano ricevuto da Giasone e del motivo per cui era arrivato. Allora Calciope si rivolge a Medea e la conduce, assieme ai propri figli, da Giasone. Quando lo vide, Medea riconobbe che era lui l’uomo che aveva amato in sogno, per impulso di Giunone; gli promette tutto, e insieme lo conducono al tempio.