Iuppiter et Mercurius specie mortali olim in terram descenderunt. Di magnificentissimas domos intraverunt cibum requiemque petentes sed ditissimi domini domus suas seris clauserunt. Una tantum miserrima casa, stramine et cannis palustribus tecta, benigne eos recepit. Ibi Baucis, anus pia, et Philemon, maritus eius admodum senex, sine ullo famulo vivebant et quamquam pauperiores erant, feliciores et magis pios quam ceteros cives se praebebant. Ut caelicolae advenarum specie fores pulsant, maxima cum comitate hospitio eos accipiunt: senex miserum sedile praebet, sedula Baucis in foco tepidum cinerem dimovet et ignem foliis et cortice sicco suscitat, postea in horto olera truncat et coquit. Tunc in lecto contecto optima veste, quam tempore festo tantummodo sternere anus consuerat, hospites adcumbunt.
Un tempo, Giove e Mercurio scesero sulla terra con sembianza umana. . Gli dei entrarono in bellissime case chiedendo cibo e riposo, ma i padroni ricchissimi chiusero le proprie case con i catenacci. Solamente un'unica poverissima capanna, coperta di paglia e di canne palustri, li ricevette benevolmente. Qui Bauci, una anziana devota, e Filemone, suo marito molto vecchio, vivevano senza alcun servitore, e sebbene fossero alquanto poveri, si mostravano molto felici e più devoti rispetto a tutti gli altri cittadini. Quando gli abitanti del cielo bussano alle porte con l'aspetto di forestieri, con grandissima gentilezza li ospitano. Il vecchio offre un misero sgabello, l'operosa Bauci muove la tiepida cenere nel focolare e alimenta il fuoco con foglie e corteccia secca, in seguito nell'orto taglia e cucina le verdure. Allora nel letto coperto con la più bella coltre, che la vecchia era solita stendere solo in tempo di festa, gli ospiti si sdraiano.
Seconda parte