ALCIBIADE
VERSIONE DI GRECO di TUCIDIDE
TRADUZIONE dal libro PHRASIS Versione numero 491 pagina 306

Κατὰ τοιαύτην δὴ διαφορὰν ὄντων τῶν Λακεδαιμονίων πρὸς τοὺς Ἀθηναίους, οἱ ἐν ταῖς Ἀθήναις αὖ βουλόμενοι λῦσαι τὰς σπονδὰς εὐθὺς ἐνέκειντο. ἦσαν δὲ ἄλλοι τε καὶ Ἀλκιβιάδης ὁ Κλεινίου, ἀνὴρ ἡλικίᾳ μὲν ἔτι τότε ὢν νέος ὡς ἐν ἄλλῃ πόλει, ἀξιώματι δὲ προγόνων τιμώμενος· ᾧ ἐδόκει μὲν καὶ ἄμεινον εἶναι πρὸς τοὺς Ἀργείους μᾶλλον χωρεῖν, οὐ μέντοι ἀλλὰ καὶ φρονήματι φιλονικῶν ἠναντιοῦτο, ὅτι Λακεδαιμόνιοι διὰ Νικίου καὶ Λάχητος ἔπραξαν τὰς σπονδάς, ἑαυτὸν κατά τε τὴν νεότητα ὑπεριδόντες καὶ κατὰ τὴν παλαιὰν προξενίαν ποτὲ οὖσαν οὐ τιμήσαντες, ἣν τοῦ πάππου ἀπειπόντος αὐτὸς τοὺς ἐκ τῆς νήσου αὐτῶν αἰχμαλώτους θεραπεύων διενοεῖτο ἀνανεώσασθαι. πανταχόθεν τε νομίζων ἐλασσοῦσθαι τό τε πρῶτον ἀντεῖπεν, οὐ βεβαίους φάσκων εἶναι Λακεδαιμονίους, ἀλλ' ἵνα Ἀργείους σφίσι σπεισάμενοι ἐξέλωσι καὶ αὖθις ἐπ' Ἀθηναίους μόνους ἴωσι, τούτου ἕνεκα σπένδεσθαι αὐτούς, καὶ τότε, ἐπειδὴ ἡ διαφορὰ ἐγεγένητο, πέμπει εὐθὺς ἐς Ἄργος ἰδίᾳ, κελεύων ὡς τάχιστα ἐπὶ τὴν ξυμμαχίαν προκαλουμένους ἥκειν μετὰ Μαντινέων καὶ Ἠλείων, ὡς καιροῦ ὄντος καὶ αὐτὸς ξυμπράξων τὰ μάλιστα.

TRADUZIONE

L'inasprimento improvviso dei rapporti spartano ateniesi offrì alle correnti che caldeggiavano in Atene la denuncia del trattato l'occasione per riprendere e moltiplicare gli sforzi. Primeggiava tra gli altri Alcibiade, figlio di Clinia, immaturo d'anni, a quell'epoca, per qualunque altra città, ma ormai in alto ad Atene, sulle ali del prestigio tra smessogli dagli avi. Costui era certo che il colloquio con Argo avrebbe prodotto miglior frutto: d'altra parte, non era estranea a questo suo rigore contro la pace spartana la trafittura inferta all'ambizione di cui andava superbo, quando gli Spartani negoziarono la tregua valendosi degli uffici di Nicia e di Lachete e scartando, per l'età troppo acerba, il suo nome: quell'insolenza macchiava il merito antico della prossenia, cui il nonno aveva rinunziato, ma che il giovane intendeva rinnovare prodigandosi per alleviare la sorte dei detenuti spartani dell'isola. Gli pareva che da ogni lato si fosse schizzato fango sul suo onore: anche all'inizio della vicenda aveva alzato la voce, ammonendo della doppiezza spartana, che sfruttava l'alleanza ateniese per annullare Argo e brandire quindi le armi contro Atene ormai isolata: a questo scopo serviva a Sparta il trattato. Dopo la rottura delle relazioni, s'impegnò più a fondo: a titolo personale spedì subito ad Argo un suo corriere con il consiglio di precorrere i tempi e farsi vivi ad Atene e sollecitare, con Mantineesi ed Elei, un'alleanza: il momento era maturo ed egli li aspettava, risoluto a prestare tutto se stesso alla causa.