LA RITIRATA DA SIRACUSA
VERSIONE DI GRECO di Tucidide
κατήφειά τέ τις ἅμα καὶ κατάμεμψις σφῶν αὐτῶν πολλὴ ἦν. οὐδὲν γὰρ ἄλλο ἢ πόλει ἐκπεπολιορκημένηι ἐώικεσαν ὑποφευγούσηι, καὶ ταύτηι οὐ σμικρᾶι· μυριάδες γὰρ τοῦ ξύμπαντος ὄχλου οὐκ ἐλάσσους τεσσάρων ἅμα ἐπορεύοντο. καὶ τούτων οἵ τε ἄλλοι πάντες ἔφερον ὅτι τις ἐδύνατο ἕκαστος χρήσιμον, καὶ οἱ ὁπλῖται καὶ οἱ ἱππῆς παρὰ τὸ εἰωθὸς αὐτοὶ τὰ σφέτερα αὐτῶν σιτία ὑπὸ τοῖς ὅπλοις, οἱ μὲν ἀπορίαι ἀκολούθων, οἱ δὲ ἀπιστίαι· ἀπηυτομολήκεσαν γὰρ πάλαι τε καὶ οἱ πλεῖστοι παραχρῆμα. ἔφερον δὲ οὐδὲ ταῦτα ἱκανά· σῖτος γὰρ οὐκέτι ἦν ἐν τῶι στρατοπέδωι.
TRADUZIONE
Un sentimento acuto di vergogna e di disgusto cocente per se stessi li umiliava. Poiché figuravano come cittadini fuggiaschi da una città sfinita dopo un'assedio: anzi, di una grande città. Il complesso dei reparti in marcia non assommava a meno di quarantamila uomini. Tutti trasportavano, secondo le proprie possibilità e forze, quanto poteva tornare utile: perfino i cavalieri e gli opliti, infrangendo la tradizione, portavano addosso, sotto le armature, il peso delle proprie vettovaglie, parte per mancanza di attendenti, ma molti perché non si fidavano. I servi infatti avevano disertato da un bel pezzo, e molti sceglievano proprio quel momento. Tuttavia neppure queste riserve di cibo risultavano sufficienti: le scorte di grano si erano esaurite. Era la fame per l'armata. Di certo, in quel frangente, qualunque fosse l'oggetto su cui posava il pensiero, tutto coincideva ad aggravare lo sconforto, benché il peso della sventura, quando s'è in molti a portarlo, per quasi che si divida e che gravi un pò più leggero: ma tra gli altri supplizi, il più bruciante era il ricordo trionfale della partenza, dell'orgogliosa fiducia che l'aveva cinta e la miseria di questo declino, così vile, così abietto. Mai altro esercito greco conobbe un simile mutamento di sorti. Giunto col proposito di asservire un popolo, gli capitava ora di ritrarsi in fuga, temendo piuttosto per sé ad ogni istante del giorno, quella medesima minaccia. Parole di vittoria e suoni di peana lo coronavano, quando sciolse le vele: e ora, eccolo di nuovo in partenza, ma con che diversi auguri, marciando come fosse una folla di, fanti, anziché sulle strade del mare, aggrappato al nerbo degli opliti, non più della flotta. Tuttavia le sciagure subite sembravano sopportabili quando il pensiero spaventato correva al rischio ancora incombente.