Meltemi pagina 53 numero 17

Ἐρωτηθεὶς τί αὐτῷ περιγέγονεν ἐκ φιλοσοφίας, ἔφη, «Τὸ δύνασθαι πᾶσι θαρρούντως ὁμιλεῖν.» ...Ἐρωτώμενος πῶς ἀπέθανε Σωκράτης ἔφη, «Ὡς ἂν ἐγὼ εὐξαίμην.»(Diogene Laerzio, vita dei filosofi, vita di Aristippo)

A chi gli chiese qual vantaggio avesse tratto dalla filosofia, rispose: «La possibilità di trovarmi a mio agio con tutti». Gli si domandò qual fosse il privilegio dei filosofi ed egli rispose: «Se pure tutte le leggi siano eliminate, noi vivremo egualmente» Interrogato una volta da Dionisio (sul) perché i filosofi vanno alle case dei ricchi e i ricchi non vanno a quelle dei filosofi, ed egli rispose: «Perché gli uni sanno di che cosa hanno bisogno, gli altri non lo sanno». A chi gli propose un enigma invitando a scioglierlo, disse: «Perché, o sciocco, vuoi sciogliere ciò che anche legato ci dà fastidio?» Era solito dire che è meglio esser mendicanti che ineducati; gli uni mancano di danaro, gli altri di umanità. Interrogato da un tale in che cosa suo figlio, una volta educato, sarebbe diventato migliore, disse: «Almeno, in questo, che a teatro non siederà come pietra su pietra» Volendogli un tale affidare il figlio per istruirlo, chiese cinquecento dracme. E poiché l'altro obbiettò: «Per tanto posso comprarmi uno schiavo», Aristippo gli rispose: «Compralo, e ne avrai due». Diceva di prendere il danaro dagli amici non per servirsene, ma perché quelli sapessero per che cosa dovessero servirsi del danaro. Chiedendogli come moriva Socrate rispondeva “Come avrei desiderato morire io stesso”.