DETTI DI ARISTOTELE
VERSIONE DI GRECO di Diogene Laerzio

Τῆς παιδείας ἔφη τὰς μὲν ῥίζας εἶναι πικράς, τὸν δὲ καρπὸν γλυκύν. Ἐρωτηθεὶς τί γηράσκει ταχύ, « χάρις, » ἔφη. Ἐρωτηθεὶς τί ἐστιν ἐλπίς, « Ἐγρηγορότος, » εἶπεν, « ἐνύπνιον. » Διογένους ἰσχάδ' αὐτῷ διδόντος νοήσας ὅτι, εἰ μὴ λάβοι, χρείαν εἴη μεμελετηκώς, λαβὼν ἔφη Διογένην μετὰ τῆς χρείας καὶ τὴν ἰσχάδα ἀπολωλεκέναι· πάλιν τε διδόντος λαβὼν καὶ μετεωρίσας ὡς τὰ παιδία εἰπών τε « Μέγας Διογένης, » ἀπέδωκεν αὐτῷ. Τριῶν ἔφη δεῖν παιδείᾳ, φύσεως, μαθήσεως, ἀσκήσεως. Ἀκούσας ὑπό τινος λοιδορεῖσθαι, « Ἀπόντα με, » ἔφη, « καὶ μαστιγούτω. » Τὸ κάλλος παντὸς ἔλεγεν ἐπιστολίου συστατικώτερον. Οἱ δὲ τοῦτο μὲν Διογένην φασὶν ὁρίσασθαι, αὐτὸν δὲ θεοῦ δῶρον εἰπεῖν εὐμορφίαν· Σωκράτην δὲ ὀλιγοχρόνιον τυραννίδα· Πλάτωνα προτέρημα φύσεως· Θεόφραστον σιωπῶσαν ἀπάτην· Θεόκριτον ἐλεφαντίνην ζημίαν· Καρνεάδην ἀδορυφόρητον βασιλείαν. Ἐρωτηθεὶς τίνι διαφέρουσιν οἱ πεπαιδευμένοι τῶν ἀπαιδεύτων, « ὅσῳ, » εἶπεν, « οἱ ζῶντες τῶν τεθνεώτων. » Τὴν παιδείαν ἔλεγεν ἐν μὲν ταῖς εὐτυχίαις εἶναι κόσμον, ἐν δὲ ταῖς ἀτυχίαις καταφυγήν. Τῶν γονέων τοὺς παιδεύσαντας ἐντιμοτέρους εἶναι τῶν μόνον γεννησάντων· τοὺς μὲν γὰρ τὸ ζῆν, τοὺς δὲ τὸ καλῶς ζῆν παρασχέσθαι. Πρὸς τὸν καυχώμενον ὡς ἀπὸ μεγάλης πόλεως εἴη, « Οὐ τοῦτο, » ἔφη, « δεῖ σκοπεῖν, ἀλλ' ὅστις μεγάλης πατρίδος ἄξιός ἐστιν. » Ἐρωτηθεὶς τί ἐστι φίλος, ἔφη, « Μία ψυχὴ δύο σώμασιν ἐνοικοῦσα. » Τῶν ἀνθρώπων ἔλεγε τοὺς μὲν οὕτω φείδεσθαι ὡς ἀεὶ ζησομένους, τοὺς δὲ οὕτως ἀναλίσκειν ὡς αὐτίκα τεθνηξομένους

Diceva che dell'educazione le radici sono amare, il frutto è dolce. Interrogato su che cosa invecchi presto, rispondeva: «La gratitudine». Gli fu chiesto che cosa sia la speranza e la sua risposta fu: «Sogno di uomo sveglio». Offrendogli Diogene fichi secchi, Aristotele pensò che se non li avesse accettati avrebbe offerto a Diogene l'occasione di meditare un motto di spirito; allora li accettò e soggiunse che Diogene insieme con il motto di spirito aveva perduto anche i fichi. Anche in un'altra occasione egli li accettò, ma dopo averli levati in alto come fanno i bambini glieli restituì, esclamando: «O grande Diogene». Era solito dire che l'educazione ha bisogno di tre elementi: attitudine naturale, studio ed esercizio. Sentendo che un tale l'ingiuriava, disse: «Mi sferzi pure, quando non ci sono». Era solito dire che la bellezza vale più di qualsiasi lettera di raccomandazione. Altri attribuiscono questa definizione a Diogene. Aristotele definì la bellezza fisica dono di dio, Socrate la definì una tirannide di breve durata, Platone un privilegio di natura, Teofrasto un tacito inganno, Teocrito un male di avorio, Carneade un regno senza guardie del corpo. Gli fu domandato quanto differiscano gli uomini colti dagli incolti e la sua risposta fu: «Tanto, quanto i vivi dai morti». Diceva che la cultura è un ornamento nella buona sorte, un rifugio nell'avversa. I genitori che si preoccupano della formazione dei figli sono degni di maggior stima dei genitori che sono paghi di averli generati: gli uni donano la vita, gli altri il vivere bene. A chi si vantava di provenire da una grande città diceva: «Non questo conta, bensì l'esser degno di una grande patria». Interrogato che cosa sia un amico, rispose: «Un'anima sola in due corpi». Era solito dire che degli uomini alcuni sono così parsimoniosi come se dovessero vivere sempre, altri sono così spendaccioni come se dovessero morire sùbito.