Vita del filosofo Polemone
(dalla Vita dei filosofi di Diogene Laerzio)
Πολέμων Φιλοστράτου μὲν ἦν υἱός, Ἀθηναῖος τῶν δήμων Οἴηθεν. νέος δ' ὢν ἀκόλαστός τε καὶ διακεχυμένος ἦν οὕτως ὥστε καὶ περιφέρειν ἀργύριον πρὸς τὰς ἑτοίμους λύσεις τῶν ἐπιθυμιῶν˙ ἀλλὰ καὶ ἐν τοῖς στενωποῖς διέκρυπτεν. καὶ ἐν Ἀκαδημείᾳ πρὸς κίονί τινι τριώβολον εὑρέθη προσπεπλασμένον αὐτοῦ διὰ τὴν ὁμοίαν τῇ προειρημένῃ πρόφασιν. καί ποτε συνθέμενος τοῖς νέοις μεθύων καὶ ἐστεφανωμένος εἰς τὴν Ξενοκράτους ᾖξε σχολήν˙ ὁ δὲ οὐδὲν διατραπεὶς εἶρε τὸν λόγον ὁμοίως˙ ἦν δὲ περὶ σωφροσύνης. ἀκούων δὴ τὸ μειράκιον κατ' ὀλίγον ἐθηράθη καὶ οὕτως ἐγένετο φιλόπονος ὡς ὑπερβάλλεσθαι τοὺς ἄλλους καὶ αὐτὸν διαδέξασθαι τὴν σχολήν, ἀρξάμενον ἀπὸ τῆς ἕκτης καὶ δεκάτης καὶ ἑκατοστῆς Ὀλυμπιάδος.
Φησὶ δὲ Ἀντίγονος ὁ Καρύστιος ἐν τοῖς Βίοις τὸν πατέρα αὐτοῦ πρῶτόν τε εἶναι τῶν πολιτῶν καὶ ἁρματοτροφῆσαι. φυγεῖν δὲ τὸν Πολέμωνα καὶ δίκην κακώσεως ὑπὸ τῆς γυναικός, ὡς μειρακίοις συνόντα. τοσοῦτον δὲ ἐπιτεῖναι τὸ ἦθος ἀρξάμενον φιλοσοφεῖν, ὥστ' ἐπὶ ταὐτοῦ σχήματος τῆς μορφῆς πάντοτε μένειν. ἀλλὰ καὶ τὴν φωνὴν ἀναλλοίωτος ἦν˙ διὸ καὶ θηραθῆναι Κράντορα ὑπ' αὐτοῦ. κυνὸς γοῦν λυττῶντος καὶ τὴν ἰγνύαν διασπάσαντος μόνον μὴ ὠχριᾶσαι˙ καὶ ταραχῆς γενομένης ἐπὶ τῆς πόλεως πυθόμενον τὸ γινόμενον ἄτρεπτον μεῖναι. ἔν τε τοῖς θεάτροις ἀσυμπαθέστατος ἦν.
Νικοστράτου γοῦν ποτε τοῦ ἐπικαλουμένου Κλυταιμνήστρα ἀναγινώσκοντός τι τοῦ ποιητοῦ αὐτῷ τε καὶ Κράτητι, τὸν μὲν συνδιατίθεσθαι, τὸν δ' ἴσα καὶ μὴ ἀκοῦσαι. καὶ ὅλως ἦν τοιοῦτος οἷόν φησι Μελάνθιος ὁ ζωγράφος ἐν τοῖς Περὶ ζωγραφικῆς· φησὶ γὰρ δεῖν αὐθάδειάν τινα καὶ ξηρότητα τοῖς ἔργοις ἐπιτρέχειν, ὁμοίως δὲ κἀν τοῖς ἤθεσιν. ἔφασκε δὲ ὁ Πολέμων δεῖν ἐν τοῖς πράγμασι γυμνάζεσθαι καὶ μὴ ἐν τοῖς διαλεκτικοῖς θεωρήμασι, καθάπερ ἁρμονικόν τι τέχνιον καταπιόντα καὶ μὴ μελετήσαντα, ὡς κατὰ μὲν τὴν ἐρώτησιν θαυμάζεσθαι, κατὰ δὲ τὴν διάθεσιν ἑαυτοῖς μάχεσθαι. Ἦν οὖν ἀστεῖός τις καὶ γενναῖος, παρῃτημένος ἅ φησιν Ἀριστοφάνης περὶ Εὐριπίδου, "ὀξωτὰ καὶ σιλφιωτά·"
ἅπερ, ὡς αὐτός φησι, καταπυγοσύνη ταῦτ' ἐστὶ πρὸς κρέας μέγα. ἀλλὰ μὴν οὐδὲ καθίζων ἔλεγε πρὸς τὰς θέσεις, φασί, περιπατῶν δὲ ἐπεχείρει. διὰ δὴ οὖν τὸ φιλογενναῖον ἐτιμᾶτο ἐν τῇ πόλει. οὐ μὴν ἀλλὰ καὶ ἐκπεπατηκὼς ἦν διατρίβων ἐν τῷ κήπῳ, παρ' ὃν οἱ μαθηταὶ μικρὰ καλύβια ποιησάμενοι κατῴκουν πλησίον τοῦ μουσείου καὶ τῆς ἐξέδρας. ἐῴκει δὴ ὁ Πολέμων κατὰ πάντα ἐζηλωκέναι τὸν Ξενοκράτην· καὶ ἐρασθῆναι αὐτοῦ φησιν Ἀρίστιππος ἐν τῷ τετάρτῳ Περὶ παλαιᾶς τρυφῆς. ἀεὶ γοῦν ἐμέμνητο ὁ Πολέμων αὐτοῦ, τήν τ' ἀκακίαν καὶ τὸν αὐχμὸν ἐνεδέδυτο τἀνδρὸς καὶ τὸ βάρος οἱονεὶ Δώριός τις οἰκονομία. ἦν δὲ καὶ φιλοσοφοκλῆς, καὶ μάλιστα ἐν ἐκείνοις ὅπου κατὰ τὸν κωμικὸν τὰ ποιήματα αὐτῷ κύων τις ἐδόκει συμποιεῖν Μολοττικός, καὶ ἔνθα ἦν κατὰ τὸν Φρύνιχον οὐ γλύξις οὐδ' ὑπόχυτος, ἀλλὰ Πράμνιος. ἔλεγεν οὖν τὸν μὲν Ὅμηρον ἐπικὸν εἶναι Σοφοκλέα, τὸν δὲ Σοφοκλέα Ὅμηρον τραγικόν. Ἐτελεύτησε δὲ γηραιὸς ἤδη ὑπὸ φθίσεως, ἱκανὰ συγγράμματα καταλιπών. καὶ ἔστιν ἡμῶν εἰς αὐτόν· οὐκ ἀΐεις; Πολέμωνα κεκεύθαμεν, ὃν θέτο τῇδε ἀρρωστίη, τὸ δεινὸν ἀνθρώποις πάθος. οὐ μᾶλλον Πολέμωνα, τὸ σῶμα δέ· τοῦτο γὰρ αὐτὸς βαίνων ἐς ἄστρα διάβορον θῆκεν χαμαί.
Polemone figlio di Filostrato era ateniese dei demi di Eea. Quando era giovane era assai intemperante così che portava sempre con sé dell'argento per poter pagare le decisioni dei suoi desideri ma lo nascondeva anche nelle strettoie. Ed una volta nell'Accademia accanto ad una colonna si trovò un pezzo di tre oboli che egli aveva destinato allo scopo anzi detto. Un giorno, d'accordo con suoi giovani amici, ubriaco e con la testa incoronata, piombò nella scuola di Senocrate. Senza scomporsi Senocrate continuò il suo discorso come prima: l'argomento era la moderazione. Il giovinetto ascoltò e pian piano si lasciò conquistare e si dedicò allo studio con tanto zelo che superò tutti gli altri e fu il successore di Senocrate nello scolarcato, cominciando dalla CXVI Olimpiade.
Antigono di Caristo nelle sue Biografie riferisce che il padre di Polemone aveva una posizione preminente fra i suoi concittadini e allevava cavalli per le corse coi carri; dice inoltre che Polemone subì un processo per maltrattamento da parte della moglie che l'accusava di aver rapporti sessuali con giovinetti, ma che dal tempo in cui cominciò a dedicarsi alla filosofia acquistò una tale forza di carattere che si comportò sempre allo stesso modo, con composta fermezza. Anche la sua voce non subì mai alterazione e questo fatto affascinò Crantore. Quando un cane rabbioso gli sbranò un poplite, egli non impallidì neppure; diffusasi la notizia del fatto in città scoppiò un tumulto, ma Polemone rimase impassibile. Anche a teatro era assolutamente immune da commozione.
Una volta Nicostrato soprannominato Clitemnestra diede una lettura di qualche sua poesia a Polemone e a Cratete: Cratete partecipò intensamente, Polemone non si commosse, ma si comportò come se non avesse udito. Egli fu del tutto simile a quel tipo che Melanzio il pittore descrive nella sua operaSulla pittura: egli dice che nelle opere - come nei caratteri - deve scorrere una certa alterezza e asciuttezza. Polemone soleva dire che bisogna esercitarsi nei fatti concreti della vita e non nelle speculazioni dialettiche, per evitare di essere come uno che abbia imparato a memoria un manuale di armonia musicale e non sappia esercitarla, e quindi per evitare di riscuotere ammirazione per l'abilità dialettica e di essere incoerenti con se stessi nel disporre della propria vita. Era non arguto, bensì solenne, schivo di quelle espressioni «condite con l'aceto e col silfio» che usava Euripide secondo Aristofane, e che, come dice lo stesso Aristofane, sono sudicia lascivia di cinedi in confronto ad un bel pezzo di carne. Come si narra, quando discuteva sui problemi proposti non stava mai seduto, ma camminava su e giù. Per la nobiltà dei suoi sentimenti era onorato nella città. Egli tuttavia viveva appartato dal mondo e si tratteneva piuttosto nel giardino dell'Academia, nei cui pressi i discepoli avevano costruito delle baracche per abitare vicino al recinto delle Muse e all'aula dove si riunivano. Polemone, a quel che sembra, emulò in tutto Senocrate; Aristippo nel quarto libro della sua opera "Della lussuria degli antichi" afferma che Polemone s'innamorò di lui. Certo è che Polemone non si dimenticava mai di lui e conservò come lui quel tono di semplicità, di austerità e di gravità, che è tipico dell'armonia dorica. Amava la poesia di Sofocle: soprattutto quei passi, alla cui creazione, secondo la frase di un poeta comico, un cane Molosso forse partecipò e quegli altri, che sono, a dire di Frinico, non mosto, non miscela, ma puro vino di Pramno. Era solito dire che Omero è il Sofocle dell'epica, e Sofocle l'Omero della tragedia. Morì vecchio, di consunzione. Lasciò un numero notevole di scritti. Il nostro epigramma che lo riguarda è il seguente: Non senti? Questo è il sepolcro di Polemone, che qui fu posto dall'infermità, il terribile male degli uomini. A dir vero, non Polemone, ma il suo corpo, che egli, salendo tra gli astri, depose consunto a terra.