Νῦν δ' οἶμαι πᾶσι φανερὸν ποιήσειν ὡς οὔτε δικαίας ἀρχῆς ἐπιθυμοῦμεν οὔτε γενέσθαι δυνατῆς οὔτε συμφερούσης ἡμῖν... Οὐ πρότερον δ' ἐπαυσάμεθα πολεμοῦντες καὶ κινδυνεύοντες καὶ κατὰ γῆν καὶ κατὰ θάλατταν, πρὶν ἠθέλησαν Λακεδαιμόνιοι ποιήσασθαι τὰς συνθήκας τὰς περὶ τῆς αὐτονομίας.

Ora, credo di poter rendere chiaro a tutti che l'egemonia che noi desideriamo non è né giusta né attuabile né saggia per noi. Perché non sia giusta, ve lo posso insegnare imparandola da voi. Quando gli spartani avevano questo potere, quali parole non spendemmo mettendo sotto accusa il loro dominio e affermando il diritto dei greci all'autonomia? Quale delle città notevoli non chiamammo all'alleanza che si costituì per queste cose (per questi fini)? Quante ambascerie non inviammo al gran re, per spiegargli che non era giusto né utile che una sola città fosse signora dei Greci? E non smettemmo di affrontare i pericoli della guerra per terra e per mare prima che gli spartani si decidessero a concludere il trattato che sanzionava l'autono­mia.

Da Orazione per la Pace di Isocrate capitolo 66, capitolo 67 e capitolo 68