Lucius Sergius Catilina anno sexagesimo tertio a. Ch. n. , cum in petitione consulatus iterum repulsam passus esset, cum compluribus sociis coniuravit ut rerum potiretur. Coniurati, inter quos etiam nobiles homines erant, ut propositum suum adsequerentur, certo die consulem interficere statuerant, urbem incendere atque aerarium diripere. Sed secreta coniuratorum consilia ad aures Ciceronis, qui eo anno consul erat, pervenerunt, quod Curio, unus e coniuratis cui non minor vanitas erat quam audacia, de coniuratione cum amica sua, cuius Fulvia nomen erat, non tacuit. Fulvia autem tale periculum rei publicae non occultavit sed consuli omnia quae de coniuratione audiverat narravit. Itaque coniuratio detecta est et Cicero in senatu Catilinam aperte accusavit. Is, metu poenae, noctu Roma egressus est et ad exercitum quem in Etruria paraverat profugit, sed socii qui Romae manserat, in carcere a Cicerone comprehensi, issu senatus capitis damnati sunt. Catilina tamen ab inceptu non destitit et in Etruriam cum exercitu romano infestis signis proelium commisit, sed devictus et interfectus est. Cicero autem, cum e gravi pericuolo rem publicam servavisset, a Senatu Populoque Romano pater Patriae appellatus est.

Lucio Sergio Catilina nel 63 a. C. , dopo che per la seconda volta aveva subito una sconfitta nell'elezione al consolato, fece una congiura con molti compagni per impadronirsi del potere. I congiurati, tra i quali vi erano anche uomini nobili, per realizzare il loro intento, avevano deciso di uccidere il console in un certo giorno, di incendiare la città e di saccheggiare l'erario. Ma i piani segreti dei congiurati giunsero alle orechie di Cicerone, che era console in quel anno, poiché Curione, uno tra i congiurati che non aveva meno vanità che audacia, parlò a proposito della congiura con una sua amica, di nome Fulvia. Fulvia invece non nascose un simile pericolo per lo Stato ma raccontò al console tutte le cose che aveva sentito sulla congiura. E così la congiura fu scoperta e in senato Cicerone accusò apertamente Catilina. Quello, temendo una punizione, uscì di notte da Roma e cercò scampo presso l'esercito che era allestito in Etruria ma i compagni che erano rimasti a Roma, catturati da Cicerone, furono condannati a morte su disposizione del Senato. Catilina tuttavia non desistette dall'impresa e combattè da nemico contro l'esercito romano in Etruria, ma fu sbaragliato e ucciso. Cicerone, invece, poiché aveva salvato lo Stato da un grave pericolo, fu chiamoto padre della patria dal senato e dal popolo romano.