Quidquid est hoc, Marcia, quod circa nos ex aduenticio fulget, liberi honores opes, ampla atria et exclusorum clientium turba referta uestibula, clarum, nobilis aut formosa coniux ceteraque ex incerta et mobili sorte pendentia alieni commodatique apparatus sunt; nihil horum dono datur. Conlaticiis et ad dominos redituris instrumentis scaena adornatur; alia ex his primo die, alia secundo referentur, pauca usque ad finem perseuerabunt. . Itaque non est quod nos suspiciamus tamquam inter nostra positi: mutua accepimus. Vsus fructusque noster est, cuius tempus ille arbiter muneris sui temperat; nos oportet in promptu habere quae in incertum diem data sunt et appellatos sine querella reddere: pessimi debitoris est creditori facere conuicium.
O Marcia, tutto quello che brilla intorno a noi dall'esterno, figli, cariche, ricchezza, vasti atri e vestiboli pieni di una turba di clienti non ammessi, un (titolo) famoso, una nobile o bella moglie e le altre cose che restano sospese ad una sorte incerta e mobile, fanno parte di una pompa estranea e a noi affidata: niente di ciò ci è dato in dono. Con suppellettili raccogliticce, e per di più destinate a tornare ai loro padroni, è adornata la scena: alcune saranno restituite il primo giorno, altre il secondo, poche rimarranno fino alla fine. Non c'è quindi motivo di insuperbirci, come se noi fossimo posti fra cose nostre: abbiamo ricevuto roba in prestito. L'usufrutto è nostro, il cui tempo lo regola quell'arbitro del suo dono; noi dobbiamo tenere a disposizione ciò che ci è stato dato fino ad un giorno incerto e, se richiesti, senza lamenti dobbiamo restituirlo: è proprio di un pessimo debitore muovere rimprovero al creditore