Deorum immortalium iudicia solent in scholis proferre de morte, nec vero ea fingere ipsi, sed Herodoto auctore aliisque pluribus. Primum Argiae sacerdotis Cleobis et Bito filii praedicantur  Nota fabula est. Cum enim illam ad sollemne et statum sacrificium curru vehi ius esset satis longe ab oppido ad fanum, morarenturque iumenta, tum iuvenes ii quos modo nominavi veste posita corpora oleo perunxerunt, ad iugum accesserunt. Ita sacerdos advecta in fanum, cum currus esset ductus a filiis, precata a dea dicitur, ut id illis praemi daret pro pietate, quod maxumum homini dari posset a deo; post epulatos cum matre adulescentis somno se dedisse, mane inventos esse mortuos. Simili precatione Trophinius et Agamedes usi dicuntur; qui cum Apollini Delphis templum exaedificavissent, venerantes deum petiverunt mercedem non parvam quidem operis et laboris sui, nihil certi, sed quod esset optumum homini.  Quibus Apollo se id daturum ostendit post eius diei tertium; qui ut inluxit, mortui sunt reperti.Iudicavisse deum dicunt, et eum quidem deum cui reliqui di concessissent ut praeter ceteros divinaret. (Tusculanae disputatione 1, 47 - 49)

Usano nelle scuole proferire giudizi degli dei immortali sulla morte, ed in vero non sono stati inventati da loro stessi, ma dallo scrittore Erodoto e da molti altri. Prima vengono citati gli esempi di Cleobi e di Bitone, figli di una sacerdotessa di Argo. Esiste una nota leggenda.  Infatti poiché c'era la consuetudine di un sacrificio solenne e fisso per cui ella doveva essere condotta su un carro dalla città al tempio che era abbastanza lontano, e poiché le bestie erano in ritardo, allora i giovani che ho menzionato dopo essersi tolti gli abiti, si cosparsero i corpi di olio e si misero sotto il giogo. Allora la sacerdotessa arrivata al tempio, sul carro trainato dai figli, si dice che abbia pregato la dea, affinché per la loro devozione desse loro come premio, il dono più grande che possa essere dato all'uomo dalla divinità; si dice che dopo il banchetto con la madre i giovani andarono a dormire, e il giorno successivo furono trovati morti. Si dice che Trofinio e Agamede avessero simili usi di preghiera; essi dopo aver costruito il tempio di Apollo a Delfi, pregando il dio gli chiesero un compenso certamente non inadeguato alla loro fatica e al loro lavoro, nulla di preciso, ma ciò che di meglio ci fosse per l'uomo. Apollo lasciò loro intendere che l'avrebbe concesso il terzo giorno ; essi, appena spuntò il sole, furono trovati morti. Dicono che il dio espresse il suo giudizio, e certamente quel dio al quale gli altri dèi avevano concesso di predire il futuro.