Nonnulli, quibus ego assentior, cum a philosophis compluribus permulta dicantur, cur nec voluptas in bonis sit numeranda nec in malis dolor, non existimant oportere nimium nos causae confidere, sed et argumentandum et accurate disserendum et rationibus conquisitis de voluptate et dolore disputandum esse putant. Sed ut perspiciatis unde omnis iste natus error sit voluptatem accusantium doloremque laudantium, totam rem aperiam eaque ipsa, quae ab illo inventore veritatis et quasi architecto beatae vitae dicta sunt, explicabo. Nemo enim ipsam voluptatem, quia vluptas sit, aspernatur aut odit aut fugit sed quia conequuntur magni dolores eos, qui ratione voluptatem sequi nesciunt, neque porro quisquam est, qui dolorem ipsum, quia dolor sit, amet, consectetur, adipisci velit, sed quia non numquam eius modi tempora incidunt, ut labore et dolore magnam aliquam quaerat voluptatem. Ut enim ad minima veniam, quis nostrum exercitationem ullam corporis suscipit laboriosam, nisi ut aliquid ex ea commodi consequatur, vel illum, qui dolorem eum fugiat, quo voluptas nulla pariatu
Alcuni, con il quale io concordo, affermano con parecchi filosofi molte cose, perché il piacere non sia da contare nel bene e il dolore nel male, non reputano necessario che confidiamo molto nelle cause, ma che debba essere discusso con ricercato interesse sulla volontà; e sul dolore, argomentando, discorrendo accuratamente. Ma affinché vediate donde sia sorto tutto questo errore di coloro che accusano il piacere e lodano il dolore, chiarirà tutta la questione e spiegherà le idee espresse da quello scopritore della verità; e vorrei dire architetto della felicità nella vita. Nessuno infatti disdegna, odia o fugge il piacere in se perchèè piiacere ma perché sono colpiti da grandi dolori coloro che non sanno perseguire il piacere razionalmente; e viceversa non c'è nessuno che ama, insegue, vuol raggiungere il dolore in sè perché è dolore ma perché talvolta capitano circostanze tali per cui con il travaglio e il dolore si cerca qualche grande piacere. Per venire a casi di minima importanza, chi di noi intraprende un esercizio fisico faticoso se non per ottenere da esso qualche vantaggio? Chi d'altra parte avrebbe ragione di biasimare chi vuol provare quel piacere a cui non segue fastidio alcuno, o chi fugge quel dolore che non produce nessun piacere?