Ισως ουν ειποιεν αν πολλοι των φασκοντων φιλοσοφειν οτι ουκ αν ποτε ο δικαιος αδικος γενοιτο, ουδε ο σωφρων υβριστης... απολεις και τον εοντα νοον.
Forse allora molti di quelli che si proclamano filosofi obietterebbero che mai il giusto potrebbe diventare ingiusto, né che l'uomo assennato arrogante, e che di nessun'altra delle cose di cui c'è apprendimento, chi l'ha imparata potrebbe mai diventare ignorante. Ma su questo problema io valuto diversamente. Noto infatti che come nelle attività fisiche chi non esercita il corpo non è capace di praticarle, così anche per quelle spirituali, chi non esercita l'anima non è in grado di svolgerle; essi appunto non sono capaci di fare le cose che bisogna fare né di astenersi da quelle da cui bisogna astenersi. E per questo motivo i padri tengono i figli, anche quando siano assennati, lontani dalla gente di malaffare, perché frequentare i buoni è esercizio di virtù, frequentare i malvagi ne è la distruzione. E lo testimonia anche quel poeta che dice: "Dai buoni infatti buone cose imparerai, ma se ti mischi ai cattivi, perderai anche il buon senso che c'è in te"