Ὁ μὲν Δάφνις ὑπὸ τῇ δρυῒ τῇ συνήθει καθεζόμενος ἐσύριττε...τὸ πρόσωπον, ἐρυθήματι αὖθις ἐφλέγετο. (Versione tratta da Longo Sofista)
Dafni seduto (καθέζομαι part pres) sotto la solita quercia (δρῦς, υός) suonava il flauto e contemporaneamente osservava le capre accovacciate (part presκατάκειμαι). Cloe seduta vicino guardava il gregge delle pecore ma maggiormente guardava verso Dafne. E a lei sembrava di nuovo bello mentre/poichè suonava e ancora riteneva che la musica fosse la causa della [sua] bellezza così che anche lei prese il flauto per vedere se diventava bella anche lei. Lo persuase (ἔπεισε, aor 3a sg πείθω) anche a lavarsi (λούω aor inf m). di nuovo e lo guardò mentre si lavava e dopo averlo guardato lo toccò (ἥψατο aor ἅπτω) e si allontanò (ἀπῆλθε aor ἀπέρχομαι) di nuovo dopo averlo elogiato (ἐπαινέσᾱσα, ἐπαινέω aor) e (quel)l'elogio era inizio d'amore. La sua sazietà le possedeva il cuore, non dominava gli occhi e diceva (ἐλάλει, imper— λαλέω ) molte volte “Dafni”; non si dava cura del cibo ἠμέλει, ἀμελέω imper regge genit), la notte non dormiva (ἠγρύπνει, imperf ἀγρυπνέω) stava sveglia non si dava pensiero del gregge; ora piangeva (ἐγέλα, γελάω imperf) ora rideva ( ἔκλαεν, κλαίω imperf) e poi mentre riposava a si svegliava di soprassalto (ἀνεπήδα, ἀναπηδάω imperf 3a sg); il volto pallido bruciava di nuovo di rossore.
(by Vogue)