“Καὶ σύ γε”, ἔφη', “οἶσθα ὅτι ἀληθῆ λέγω... καὶ περὶ πάντων τῶν τέκνων δουλείας φοβεῖται; ”, (Versione tratta da Senofonte, Ciropedia)
Anche tu, disse, lo sai che io dico la verità (lett. io parlo con verità), perché infatti, non ti sfuggirà (φύγωσι = φεύγω verbo attiva aoristo b congiuntivo plurale terza) che quelli che hanno paura dell'esilio e quanti paventano la sconfitta all'inizio di una battaglia si lasciano vincere dallo scoramento, né diversamente succede ai naviganti, timorosi di naufragare e a coloro che si sentono minacciati dalla schiavitù e dalle catene: non riescono a prendere né cibo né sonno per la paura che li attanaglia; al contrario, uomini ormai esuli, sconfitti, schiavi possono mangiare e riposarsi anche meglio di chi è più fortunato di loro. Ma non manca una prova ancor più manifesta di quale zavorra possa rappresentare il timore, e sono i casi di persone che per paura di essere catturati ed uccisi anticipano la morte, spinti dalla paura, e si gettano da un precipizio o si impiccano o si sgozzano: a tal segno, fra tutto ciò che è temibile, la paura stessa può frastornare in somma grado l'anima! Quanto a mio padre, quale credi possa essere la sua condizione interiore ora che teme la schiavitù non solo per sé ma anche per me, per la sua sposa per tutti i figli?
* οἶσθα pf. ind. a 2. sg. di οἶδα da εἴδω. / perfetto con significato di presente