ὅτι μὲν οὖν ἁπλῶς τὴν ἑαυτοῦ γνώμην ἀπεφαίνετο Σωκράτης πρὸς τοὺς ὁμιλοῦντας αὐτῷ, δοκεῖ μοι δῆλον ἐκ τῶν εἰρημένων εἶναι: ὅτι δὲ καὶ αὐτάρκεις ἐν ταῖς προσηκούσαις πράξεσιν αὐτοὺς εἶναι ἐπεμελεῖτο, νῦν τοῦτο λέξω. πάντων μὲν γὰρ ὧν ἐγὼ οἶδα μάλιστα ἔμελεν αὐτῷ εἰδέναι ὅτου τις ἐπιστήμων εἴη τῶν συνόντων αὐτῷ: ὧν δὲ προσήκει ἀνδρὶ καλῷ κἀγαθῷ εἰδέναι, ὅ τι μὲν αὐτὸς εἰδείη, πάντων προθυμότατα ἐδίδασκεν: ὅτου δὲ αὐτὸς ἀπειρότερος εἴη, πρὸς τοὺς ἐπισταμένους ἦγεν αὐτούς. ἐδίδασκε δὲ καὶ μέχρι ὅτου δέοι ἔμπειρον εἶναι ἑκάστου πράγματος τὸν ὀρθῶς πεπαιδευμένον.
Mi sembra che sia chiaro dalle cose dette che Socrate esponesse con semplicità a coloro che si intrattenevano con lui il proprio pensiero: che si curasse poi che quanti lo praticavano fossero di per sè sufficienti nelle azioni a loro convenienti, questo dirò. Infatti fra tutte le sue premure che io so, a lui stava specialmente a cuore conoscere di qual disciplina fosse intenditore ciascuno di coloro che lo frequentavano: e fra le cose che a un uomo dabbene si addice conoscere, ciò che sapeva egli stesso lo insegnava con zelo superiore a tutti gli altri; invece per ciò di cui egli stesso fosse alquanto inesperto i conduceva dagli intenditori. E insegnava pure fino a qual punto l'uomo rettamente educato dovesse essere esperto di ciascuna disciplina.