Σωκρατης δ' ωσπερ εγιγνωσκεν, αυτως ελεγε· το δαιμονιον γαρ εφη σημαινειν, Και πολλοις τον συνοντων προηγορευε τα μεν ποιειν... επεμπεν, ει ποιητεα.
Traduzione libera
Socrate invece parlava sulla base di ciò che lui stesso aveva compreso: sosteneva appunto che era il demone a dargli indicazioni. E a molti di coloro che lo frequentavano sapeva predire ciò che dovevano fare e ciò che non dovevano, secondo l'avvertimento del demone, e quelli che gli obbedivano ne traevano vantaggio mentre quelli che non gli obbedivano avevano motivo di pentirsene. Eppure chi non riconoscerebbe che egli non voleva sembrare ai suoi seguaci né uno stolto ne un impostore? E sarebbe sembrato entrambe le cose se facendo previsioni come ispirato dal dio si fosse nello stesso tempo rivelato bugiardo; è dunque evidente che non avrebbe fatto predizioni se non avesse creduto di dire la verità. Ma per cose di questo genere chi confiderebbe in qualcun altro se non in Dio? E se socrate confidava negli dei come poteva pensare che non esistono? Inoltre faceva anche questo con gli amici: per le cose che era necessario fare consigliava di agire pure come a loro pareva meglio, ma riguardo a quelle di cui era incerto come sarebbero andate a finire, li mandava a interrogare l'oracolo per sapere se si dovevano intraprendere.