In Q. Ligario conservando, tu quidem gratum facies multis amicis tuis, sed hoc, quaeso, considera: possum etiam fortissimos viros Sabinos? tibi probatissimos totumque agrum Sabinum, florem Italiae ac robur rei publicae, proponere; nosti optime illos homines. Animadverte horum omnium maestitiam et dolorem; huius T. Brocchi, de quo non dubito quid existimes, lacrimas ipsius et filii velim videas. Quid de eius fratribus dicere possum? Noli, Caesar, putare, de unius hominis capite nos agěre; aut tres Ligarii retinendi tibi in civitate sunt aut tres ex civitate exterminandi. Nam quodvis exsilium his est optatius quam patria, quam domus, quam dii penates, uno illo exsulante. Si fraterne, si pie, si cum dolore omnia faciunt, moveant te horum lacrimae, moveat germanitas. Cum vicisti, te enim dicăre audiebamus nos omnes adversarios putare qui nobiscum non essent“, te autem (putare adversarios) omnes qui contra te essent".
Nel salvaguardare Q Ligario, tu in verità farai cosa gradita a molti tuoi amici, ma, ti prego, considera quanto segue: posso anche mettere davanti agli occhi i fortissimi uomini sabini stimatissimi da te e tutto il campo sabino, fiore dell'Italia E forza dello stato; hai conosciuto ottimamente quegli uomini. Renditi conto della mestizia e del dolore di tutti loro; di quel T Brocco, di cui non dubito cosa pensi, vorrei che tu potessi vedere le lacrime di questo stesso e del figlio. Cosa potrei dire in merito ai suoi fratelli? Non pensare, Cesare, che noi agiamo per la testa di un solo uomo; o i tre Ligari dovrebbero essere trattenuti da te in città o i tre dovrebbero essere scacciati dalla città. Infatti per loro qualsiasi esilio è più gradito della patria, della casa, degli dèi penati, vivendo in esilio solo quello. Se fanno ogni cosa fraternamente, piamente, con dolore, le loro lacrime ti commuoverebbero, la fratellanza ti smuoverebbe. Quando hai vinto, ascoltavamo che tu dichiaravi che noi reputavamo avversari tutti coloro che non erano con noi invece che tu reputavi nemici tutti quelli che erano contro di te.
(By Maria D. )
Versione tratta da Cicerone