Ad te scripseram me in Epiro futurum esse sed, postquam extenuari spem nostram et evanescere vidi, mutavi consilium nec me Thessalonică commovi. Quod («Quanto al fatto che») me saepe accusas cur hunc meum casum tam graviter feram, debes ignoscere, cum ita me adflictum videas ut neminem umquam nec viděris nec audieris. Nam scribis te audire («che senti dire») me etiam mentis errore ex dolore adfici, mihi vero mens integra est. Ego iis, quibus meam salutem carissimam esse arbitrabar, inimicissimis crudelissimisque usus sum; qui, ut me paulum inclinari timore viderunt, sic impulerunt ut omni suo scelere et perfidia uterentur ad exitium meum. Nunc quoniam Cyzicum nobis est eundum, quo rarius ad me litterae perferentur, quaeso, omnia quae putaveris me scire opus esse perscribe. Quintum fratrem meum fac (ut) diligas; quem ego miser si incolumem relinquo, non me totum perisse arbitrabor. Data Nonis Sextilibus.
Ti avevo scritto che avevo intenzione di essere in Epiro ma, dopo che ho visto diminuire e dileguarsi la mia speranza, ho cambiato idea e non mi sono mosso da Tessalonica. Quanto al fatto che spesso mi accusi perché sopporti questa mia circostanza tanto gravemente, devi perdonare, vedendomi così afflitto che non hai mai visto né udito nessuno. Infatti scrivi che senti dire che io sono affetto a causa del dolore da un delirio della mente, in verità ho la mente integra. Io mi sono avvalso di questi crudelissimi e veramente nemici, che credevo che avevano molto cara la mia salvezza; questi, nel momento in cui videro che ero stato un po' inclinato dal timore mi cacciarono via così da utilizzare tutta la loro scelleratezza e la loro perfidia per la mia morte. Ora visto che io devo andare a Cizico, dove le lettere mi potrebbero esser recapitate più raramente, ti prego, scrivi per esteso tutte quelle cose che avrai pensato che occorre che io sappia. Fa' in modo di amare mio fratello quinto; io misero lo lascio se sano e salvo, non crederò di andar totalmente perduto. Data le none di agosto.
(By Maria D.)
Versione tratta da Cicerone