Quomodo te nunc, Magne Pompei, attingam, nescio: nam intueor amplitudinem fortunae tuae, quae quondam omnes terras et omnia maria fulgore suo occupaverat, sed ruinam eius maximam memini. Sed tamen, nobis quoque tacentibus, Cn. Carbonis, a quo admodum adulescens de paternis bonis in foro dimicans protectus es, mors iussu tuo interempti animis hominum non sine aliqua reprehensione obversabitur, quia tam ingrato facto plus L. Sullae viribus quam propriae verecundiae indulsisti.
In che modo ora, Pompeo Magno, ti toccherò, non so: infatti osservo la grandezza della tua fortuna, che un tempo aveva invaso con il suo fulgore tutte le terre e tutti i mari, ma ricordo la sua massima rovina. Ma tuttavia, tacendo anche noi, la morte di Cn. Carbone, da cui assai giovane scontrandoti nel foro per i beni paterni sei stato protetto, distrutto per tuo ordine si presenterà agli animi di tutti non senza un qualche rimprovero, perché divenuto tanto ingrato sei stato indulgente verso le armate di L. Silla che verso la propria verecondia.
(By Maria D. )
Versione tratta da Valerio Massimo