Ovidius, clarus poeta Latinus, narrat olim Iovem et Mercurium speciem hominum sumpsisse, ab Olympo in terram descendisse atque multa ostia pulsavisse petituros hospitalitatem. Postquam nemo inter divĭtes et potentes homines hospitium eis praebuit, dei tandem ad parvam pauperemque Philemŏnis et Baucĭdis domum pervenerunt. Sedula anus et pius vir deos libenter acceperunt: mulier mensam posuit atque hospitibus praebuit exiguum cibum quem sibi viroque paravĕrat. Dum dei modestum sed gratum cibum sumunt, senes coniuges viderunt vinum sua sponte succrescere et, nova re attoniti, intellexerunt hospites deos esse. Tunc statuerunt se unicum ansĕrem, domus custodem, deis mactare, sed Iuppiter eorum pietatem collaudavit atque promisit Philemŏnem et Baucĭdem post mortem in arbŏres mutatum iri et semper una futuros esse. ( da Ovidio )

Il poeta Ovidio famoso poeta latino, narra che una volta Giove e Mercurio avessero preso sembianza di uomo e fossero scesi dall'Olimpo sulla terra e che avessero bussato a molte porte per chiedere ospitalità. Dopo che nessuno tra gli uomini ricchi e potenti gli offrì ospitalità, alla fine giunsero alla casa piccola e povera di Filemone e Bauci. La premurosa vecchia e il pio uomo accolsero volentieri gli dei: la moglie preparò la tavola e offrì agli ospiti il poco cibo che aveva preparato per sé e per l'uomo. Allora gli dei consumano il modesto e gradito cibo, i vecchi coniugi videro il vino accrescersi (di sua iniziativa) da solo ed attoniti per la (nuova cosa) novità pensarono che gli ospiti fossero dei. Allora stabilirono di sacrificare per gli l'unica oca, custode della casa ma Giove colmò di lodi la loro devozione e promise che Filemone e Bauci dopo la morte sarebbero stati trasformati in alberi e che sarebbero stati per sempre insieme.