Olim superbus equus et asellus longam viam una percurrebant. Asinus sarcinam magnam portabat, equus autem nihil (portabat). Paulo post, via fessus, asinus auxilium petit et equo dicit: "Amice ob nimiam sarcinam laboro; si tu, qui socius meus es, me adiuvabis et sarcinae meae partem portabis, via perficiam". Sed miseri aselli verba superbi equi animum ad misericordiam non movent. Nam equus negat et asino respondet: "Conservus tuus non sum, igitur sarcinas non tolero". Denique asinus propter nimiam sarcinam in via corruebat et animam efflabat. Tunc dominus corium asino mortuo detrahit et in equi dorsum non solum sarcinam sed etiam corium asini imponit. Sic equus superbia sua iustam poenam pendit. (da Fedro)
Una volta un cavallo superbo ed un asinello percorrevano insieme la via. L'asino portava un grande carico, il cavallo invece non portava nulla. Dopo poco, sfinito per il tragitto, l'asino chiede aiuto e dice al cavallo: "Amico, sono affaticato per l'eccessivo carico; se tu, che sei mio alleato, mi aiuterai e porterai la mia parte del carico, terminerò il cammino." Ma le parole del povero asinello non muovono a misericordia l'animo del superbo cavallo. Infatti il cavallo rifiuta e dice all'asino. "Non sono il tuo compagno di schiavitù, quindi non tollero pesi". E così l'asino per l'eccessivo carico crollava per la strada e moriva (lett. esalava l'anima). Allora il padrone toglie la pelle dall'asino morto e mette sul dorso del cavallo, non solo il carico, ma anche la pelle dell'asino. Così il cavallo paga una pena giusta per la sua superbia.