Nemo auctoritatem maximam ei arti fuisse miretur, quandoquidem sola artium tres alias imperiosissimas humanae mentis artes complexa in unam se redegit. Natam primum e medicina nemo dubitabit ac, specie salutari, inrepsisse velut altiorem sanctioremque medicinam, ita blandissimis desideratissimisque promissis addidisse vires religionis, ad quas maxime etiam nunc caligat humanum genus; atque, ut hoc quoque successerit, miscuisse artes mathematicas, quia nemo non avidus est futura de sese sciendi atque ea e caelo verissime peti credit. Sine dubio haec ars orta est in Perside a Zoroastre, ut inter auctores convenit. Maxime tamen mirum est tantum silentium de arte ea in bello Troiano fuisse Homero, tantumque eum dicere de eadem arte in Ulixis erroribus, adeo ut totum opus non aliunde constet.
Nessuno si meravigli che quell'arte ebbe la massima autorità, dal momento che essendo l'unica tra le arti a contenere le tre arti potentissime della mente umana si ridusse ad una sola. Nessuno dubitò che fosse sorta per la prima volta dalla medicina e che essa, sotto una parvenza medica, si sia insinuata come se fosse una medicina più elevata e più sacra, che aggiunse così alle (con le) promesse molto lusinghiere e desiderate le energie della religione, nei confronti delle quali soprattutto ancora oggi il genere umano ha idee vaghe; e, quand'anche si sia insinuata in questo, crede che quest'arte mescoli l'astrologia, perché nessuno non è desideroso (ognuno è desideroso) di conoscere gli avvenimenti futuri in merito a se stesso e che questi avvenimenti dovrebbero esser ricercati (indagati) molto giustamente dal cielo (dovrebbero esser chiesti molto giustamente al cielo). Senza dubbio quest'arte è sorta in persia da Zoroastre, come corrisponde tra gli autori. Tuttavia ci si meraviglia moltissimo che vi fu tanto silenzio in merito a quest'arte nell'a guerra troiana da Omero, e che costui parlò soltanto in merito a questa stessa arte nell'errare di Ulisse, a tal punto che l'intera opera non è formata (si compone) in modo diverso.
(by Maria D.)
Versione tratta da Plinio il vecchio