Naturae rerum vis atque maiestas in omnibus momentis fide caret, si quis solum partes eius ac non totam complectatur animo. In Africa Isigonus et Nymphodorus tradunt familias quasdam effascinantium esse, quorum laudatione greges intereunt, arbores arescunt, infantes emoriuntur. Esse homines eiusdem generis in Triballis et Illyris adicit Isigonus, qui visu quoque effascinent interimantque quos diutius intueantur, iratis praecipue oculis; Isigonus ait notabilius esse quod pupillas binas in singulis habent oculis. Phylarchus narrat in Ponto Thibiorum genus multosque alios eiusdem naturae esse, quorum notas esse tradit in altero oculo geminam pupillam, in altero equi effigiem. Cicero quoque apud nos refert feminas omnes, quae duplices pupillas habeant, visu nocere. Adeo naturae, cum ferarum morem vescendi humanis visceribus in homine genuisset, placuit gignere in toto corpore et in quorundam oculis quoque venena, ne quid mali usquam esset, quod in homine non esset.
La forza e la maestà delle cose della natura non siano credibili in tutti i momenti, nel caso in cui qualcuno racchiuda nell'animo soltanto parti di questa e non tutta quanta. In Africa Isigono e Nimfodoro tramandano che vi sono alcune famiglie d'incantatori, a causa dei cui riti di esaltazione le greggi si perdono, gli alberi bruciano, i bambini muoiono. Isigono aggiunge che gli uomini di questo stesso genere si trovano tra i Triballi e gli Illirici, che incantino anche con la vista e distruggano coloro che osservino più a lungo, essendo gli occhi particolarmente adirati; Isigono dice che è più notevole il fatto che hanno due pupille per volta nei singoli occhi. Filarco narra che sul Ponto vi sono il genere dei Tibi e molti altri della medesima natura, di cui tramanda che le caratteristiche sono una pupilla di serpente in un occhio, nell'altro un'immagine di cavallo. Anche Cicerone riferisce in merito a noi che tutte le donne, che abbiano una duplice pupilla, danneggiano con lo sguardo. A tal punto la natura ha voluto, avendo generato nell'uomo l'usanza di nutrirsi delle fiere con le viscere umane, generare in tutto il corpo e negli occhi di alcuni le stregonerie (il malocchio), che non ci fosse in alcun modo qualcosa di male, che non ci fosse nell'uomo.
(by Vogue)
Versione tratta da Plinio il Vecchio