(Tiberio ) non amò né il figlio naturale Druso, né quello adottivo Germanico, anzi odiò il primo per i suoi vizi, perché aveva una condotta troppo molle e rilassata. Così anche la sua morte non lo contristò eccessivamente e quasi subito dopo i funerali riprese il corso normale degli affari, vietando di protrarre più a lungo il lutto pubblico. Non solo, ma quando alcuni ambasciatori troiani gli inviarono un po' in ritardo le loro condoglianze, egli, come se avesse già completamente dimenticato il suo dolore, rispose, con aria di scherno, che anche lui si doleva per loro, in quanto avevano perduto Ettore, valoroso concittadino. Quanto a Germanico spinse così lontano la sua denigrazione da considerare inutili le sue brillanti imprese e da condannare, come funeste per l'Impero, le sue splendide vittorie. Quando poi Germanico, a causa di una terribile e improvvisa carestia, si ritirò ad Alessandria senza consultarlo, se ne lamentò in Senato. Si crede anche che lo abbia fatto uccidere da Cn. Pisone, legato di Siria, e alcuni pensano che questo personaggio, accusato più tardi di tale delitto, avrebbe divulgato le istruzioni ricevute. Si trovò scritto da molte parti e si sentì gridare durante le notti da voci misteriose: "Restituisci Germanico!" D'altra parte lo stesso Tiberio confermò in seguito un sospetto del genere, perché infierì con crudeltà contro la moglie e i figli di Germanico.

ANALISI GRAMMATICALE