Πλάτων ἐν Ὀλυμπίᾳ ποτὲ συνεσκήνει μετ' ἀγνώτων ανθρώπων, ἀγνὼς καὶ αὐτὸς ὢν αὐτοῖς. Πολὺ ἐφιλεῖτο ὑπ' αὐτῶν διὰ τὴν εὐγένειαν καὶ τὴν φιλανθρωπίαν αὑτοῦ (“di sé", “propria”). Μέλλοντες δὲ πάλιν οἴκαδε ἰέναι, λέγουσιν αὐτῷ· «Σύ, ὦ Πλάτων, εὐεργέτης εἶ ἡμῶν τῇ σῇ συνουσίᾳ·... (dalla Storia varia di Claudio Eliano)
Platone una volta si trovava (συσκηνέω, imperfetto) compagno di tenda con uomini sconosciuti, essendo anche lui sconosciuto a loro. Veniva molto apprezzato da loro per la propria nobiltà d'animo e la propria umanità. Quando stavano per tornare in patria, gli dicono: "Tu, Platone, sei il nostro benefattore grazie alla tua compagnia; perciò ti ringraziamo. Qualora tu voglia andare nella nostra patria, ti mostreremo la nostra amicizia verso di te". Ma Platone (disse) loro: "Anch'io provo affetto per voi allo stesso modo. Perciò, qualora veniate ad Atene, voglio esservi di aiuto in ogni modo". Dopo non molto tempo, quelli stessi arrivano ad Atene e Platone le ospita gentilmente. Gli stranieri gli dicono: "Anche ora ti ringraziamo per la tua ospitalità; ma ora guidaci all'Accademia del tuo omonimo, per conoscere (affinché conosciamo) anche lui". Ma lui, sorridendo dice: "Ma sono io quello lì".
(By Vogue)
Note del Traduttore: Questa versione contiene il participio congiunto ( ων - μειδιων) Guarda il nostro video sul participio congiunto in greco