Επι της ημετερας ηγεμονιας οι οικοι οι ιδιοι προς ευδαιμονιαν πλειστον επεδιδοσαν και αι πολεις μεγισται εγιγνοντο. Ου γαρ εφθονουμεν ταις αυξανομεναις...ὑπερ παῥ ημιν αυτοις και παρα τοις αλλοις καθισταμεν. (da Isocrate)
Sotto la nostra egemonia le casate private progredivano verso una grandissima ricchezza/un grandissimo benessere e le città diventavano grandissime. Noi non invidiavamo quelle che si accrescevano né vi provocavamo sconvolgimenti stabilendo accanto governi opposti perché i cittadini si dividessero in due fazioni, ed entrambe ci servissero. Al contrario, considerando la concordia degli alleati un vantaggio comune, governavamo tutte le città con le stesse leggi, prendevamo nei loro confronti decisioni da alleati e non da padroni e, se dirigevamo la loro politica generale, lasciavamo a ognuno la sua libertà interna. Aiutavamo il popolo e facevamo guerra ai dispotismi, ritenendo intollerabile che i molti fossero sottomessi dai pochi, che i meno forniti di beni ma non inferiori per il resto, fossero esclusi dalle cariche, e inoltre che, nella patria comune, gli uni fossero tiranni, gli altri metecibenché cittadini per nascita, fossero privati della cittadinanza per legge. ùAvendo tali rimproveri da muovere alle oligarchie e più gravi ancora, stabilimmo presso gli altri la stessa costituzione che avevamo anche noi