TEBANI E ATENIESI DOPO LA BATTAGLIA DI LEUTTRA
VERSIONE DI GRECO di Senofonte
TRADUZIONE dal libro Greco nuova edizione
Οί Θηβαίοι ευθύς μέν μετά τήν μάχην έπεμψαν εις Αθήνας άγγελον εστεφανωμένον, καί άμα μέν τής νίκης τό μέγεθος έφραζον, άμα δέ βοηθείν εκέλευον, λέγοντες ώς νύν εξείη Λακεδαιμονίους ών επεποιήκεσαν αυτούς τιμωρήσασθαι. Τών δέ Αθηναίων η βουλή ετύγχανεν εν ακροπόλει καθημένη·επεί δ'ήκουσαν τό γεγενημένον, ότι μέν σφόδρα ηνιάσθησαν πάσι δήλον εγένετο·ούτε γάρ επί ξένια τόν κήρυκα εκάλεσαν, περί τε τής βοηθείας ουδέν απεκρίναντο. Και Αθήνηθεν μέν ουτώς απήλθεν ο κήρυξ·προìς μέντοι Ιάσωνα, σύμμαχον όντα, έπεμπον σπουδή οι Θηβαίοι, κελεύοντες βοηθείν, διαλογιζόμενοι πή τό μέλλον αποβήσοιτο. Ο δ'ευθύς τριήρεις μέν επλήρου, ώς βοηθησων κατά θάλατταν συλλαβών δέ τό τε ξενικόν καί τούς περί αυτόν ιππέας, πεζή διεπορεύθη, εις τήν Βοιωτίαν.
TRADUZIONE n. 1
Subito dopo la battaglia i Tebani inviarono un messaggero incoronato (la corona era segno di vittoria, ndT) ad Atene, e in parte riferiva la grandezza della vittoria, in parte incitava ad accorrere in aiuto, dicendo che ora era possibile vendicarsi degli Spartani dei torti (lett. “delle cose”) che avevano fatto loro. L’assemblea degli Ateniesi si trovava a sedere sull’Acropoli. Dopo che ascoltarono ciò che era accaduto, fu chiaro a tutti che erano molto tormentati; infatti sia non invitarono l’araldo con ospitalità sia non risposero niente circa l’aiuto. E l’inviato partì così da Atene; allora i Tebani si rivolgevano rapidamente a Giasone, essendo alleato, esortandolo ad aiutarli, calcolando esattamente dove potevano sbarcare in futuro. Questi armava immediatamente le trireme, con l’intenzione di soccorrerli (causa soggettiva, ὡς + part. “come se”, “con l’intenzione di”) via mare, ma poi, malgrado la guerra a oltranza in corso con i Focesi, si diresse via terra in Beozia con il suo esercito di mercenari e con cavalieri della sua scorta (lett. “con i cavalieri intorno a lui”).
Traduzione n. 2
Quanto ai Tebani, subito dopo la battaglia inviarono un messaggero incoronato ad Atene, vantando l'importanza della propria vittoria e sollecitando contemporaneamente la sua collaborazione, dato che le si presentava finalmente l'occasione di vendicarsi di tutti i torti subiti da Sparta. 20 II Consiglio era radunato in sedua sull'Acropoli. Venuti a conoscenza dei fatti, gli Ateniesi non nascosero il loro disappunto non ospitando neppure l'araldo e non dando nessuna risposta circa la richiesta di aiuti. L'inviato ripartì quindi da Atene senza nessun risultato. Considerando l'incertezza degli sviluppi futuri, i Tebani si rivolsero subito a Giasone, che era loro alleato. Questi armò immediatamente delle triremi, come se volesse accorrere via mare, ma poi, malgrado la guerra a oltranza in corso con i Focesi, si diresse via terra in Beozia con il suo esercito di mercenari e con cavalieri della sua scorta, e molte città lo videro arrivare ancora prima di essere informate della sua spedizione. Ma prima che potessero mettere insieme in qualche modo un esercito se ne era già allontanato, dimostrando così che spesso si ottengono più risultati con la rapidità che con la forza. Una volta in Beozia, benché i Tebani sostenessero che era il momento giusto per attaccare gli Spartani — lui dalle alture con i suoi mercenari, loro di fronte —