Gymnasmata 1 pagina 446 numero 10

Εν δε Θουσοριοις ων αποβαινων της τριηρους, ο Αλκιβιαδης εκυρπτεν εαυτον και διεφευγε τους ζητουντας. Επιγιγνωσκοντος δε τινος και λεγοντος ....

Giungendo a Thurii abbandonando la trireme, Alcibiade si nascondeva e rifuggiva quelli che indagavano. Un tale riconosciutolo gli chiese: "tu Alcibiade, non ti fidi della patria?" Ed egli: "In tutto per il resto, ma quando si tratta della vita non mi fido nemmeno di mia madre, che non dia per disattenzione il voto nero in luogo di quello bianco". Quando in seguito, venne a sapere che la città lo aveva condannato a morte disse: "Voglio dimostrare loro che sono vivo!"Ecco il testo dell'accusa registrata contro di lui: «Tessalo, figlio di Cimone, del demo di Laciade, denuncia Alcibiade, figlio di Clinia, del demo di Scambonide, per avere oltraggiato le due dee, parodiando e svelando i sacri misteri agli amici all'interno della propria casa. Indossando la veste che porta lo ierofante quando svela il sacro rito, ha designato Ierofante se stesso, portatore di fiaccole Pulizione, araldo Teodoro del demo di Fegea, mentre ad altri compagni si rivolgeva chiamandoli iniziati e spettatori, contro le leggi e i decreti sanciti dagli Eumolpidi, dagli Araldi e dai sacerdoti di Eleusi».