Ταῦτα γὰρ ἐγὼ ἀκούσας ἐνεθυμούμην ταῦτα· «Τί ποτε λέγει ὁ θεός, καὶ τί ποτε αἰνίττεται; Ἐγὼ γὰρ δὴ οὔτε μέγα οὔτε μικρὸν σύνοιδα ἐμαυτῷ σοφὸς ὤν· τί οὖν ποτε λέγει ἐμὲ σοφώτατον εἶναι; Οὐ γὰρ δήπου ψεύδεται. ... (da Platone)
Infatti, ascoltando queste cose, io riflettevo (ἐνθῡμέω, imperf mp) queste cose: "Che cosa Dio dice, e cosa mai dice in modo oscuro (αἰνίσσω)? Io infatti sono consapevole (σύνοιδα perf con significato di presente) di non essere né molto, né poco saggio (ὤν, che sono saggio)· Perchè (τί) mai dice dunque che io sono il più saggio? Certamente non mente. E per molto tempo ero incerto (ἀπορέω, imperf 1a sg) su ciò che mai Dio dice(va), poi mi rivolgevo a questa tale ricerca. Sono andato da uno di quelli che erano considerati (δοκέω, part pres gen pl) saggi. Mi sembrò che quest'uomo sembrava essere saggio a molti altri uomini e soprattutto a se stesso, ma che non lo era; provavo (πειράω, imperf) a dimostrargli (δείκνῡμι) che, sebbene credesse di essere saggio, non lo era. Da ciò, dunque, ero oppresso (ἀπάχθομαι) da questo e da molti dei presenti; allontanandomi, dunque, riflettevo (λογίζομαι) che io ero più saggio di quest'uomo; infatti, nessuno di noi due sa (nulla) di buono e di bello, ma egli crede di sapere qualcosa che non sa, mentre io, proprio perché non so, neppure credo di sapere".
(By Vogue)