Σμυρνα κατα μηνιν Αφροδιτης (ου γαρ αυτην ετιμα) ισχει του πατρος ερωτα και συνγεργον λαμβουσα... Υστερον δε θηρευων Αδωνις υπο συος πληγεις απεθανε.
Mirra per l'ira di Afrodite (infatti non la teneva in nessun onore) si innamorava del padre, aiutandola la nutrice, dormì per dodici notti con suo padre che non la riconosceva (ἀγνοέω). Ma il padre, quando se ne accorgeva (αἰσθάνομαι imperf), estraendo la spada la inseguiva; Ella incalzata, (περικαταλαμβάνω part pres mp) pregava (ηὔχετο imperf εὔχομαι e regge il dativo) gli dèi di diventare invisibile. Ma gli dèi avendo pietà di Mirra, la tramutavano in quella pianta che chiamano smirne. Ma dicono che dieci mesi dopo quando la pianta si rompeva (gen. ass. ) nasceva quello che veniva chiamato Adone, che Afrodite, per la sua bellezza, ancora bambino, all'insaputa degli dei, nascondeva dentro una cesta e lo collocava da Persefone ( παρίστημι). Ma Persefone quando vedeva ( ἑώρᾱ imperf 3a sing ὁράω) il bimbo non voleva restituirglielo. Per giudizio (κρίσις -εως) di Zeus ordinò di dividere in tre parti e Adone rimaneva presso di lei per un anno, per un anno presso Persefone, ma per il resto presso Afrodite. Ma Adone si tratteneva con lei anche per l'altra parte (dell'anno). Ma in seguito Adone moriva ( ἀπέθνησκε imperf ἀποθνήσκω) mentre andava a caccia per le ferite di un cinghiale. (traduzione letterale di Anna Maria Di Leo)