Ἤδη δὲ πλησίον ἦμεν, καὶ θαυμαστή τις αὔρα περιέπνευσεν ἡμᾶς, ἡδεῖα... κροτούντων πρὸς αὐλὸν ἢ κιθάραν. (Versione di greco da Luciano)
Già eravamo nelle vicinanze ed una meravigliosa brezza ci soffiò intorno, dolce e profumata, come lo storico Erodoto racconta mandar odore dalla prospera Arabia. Come infatti da rose, da narcisi, da giacinti, da viole e ancora da mirto, da lauro e da fior della vite, tale per noi giungeva la dolcezza. Deliziati da questo profumo e sperando cose favorevoli dopo grandi fatiche (κατ᾽ ὀλίγον=) a poco a poco eravamo (imperf γίγνομαι vicino all'isola. Qui vedevamo molti porti tutti non battuti dai flutti e grandi fiumi limpidi che si riversavano (ἐξιέντα, part pres ἐξίημι acc pl) lentamente nel mare e ancora prati, boschi e uccelli canori, che cantavano alcuni sulla rive (ἠιών -όνος, ἡ) altri sui rami. Un'aria leggera e pura era sparsa attorno al paese; e certe dolci brezze che soffiavano dolcemente agitavano i boschi così che dai rami agitati (part pass κινέω) risuonavano canti (μέλη, μέλος εος, τό neutro pl) gradevoli e ininterrotti simili alle melodie di auli obliqui in un luogo solitario. E si udiva anche un canto mescolato, non chiassoso, ma come potrebbe sorgere durante un banchetto da alcuni che suonano l'aulo, altri che elogiano taluni che battono le mani alla presenza dell'aulo o della cedra.
(By Vogue)
Altra versione stesso titolo da altro libro diversa