LA MORTE DI CICERONE
VERSIONE DI GRECO di Plutarco
TRADUZIONE dal libro Triakonta
TRADUZIONE

Il tribuno, allora, presi con sé pochi uomini, fece di corsa il giro della casa, dirigendosi verso l'uscita; Erennio, invece, si lanciò in gran fretta lungo i viali. Cicerone se ne accorse e ordinò ai suoi servi di depositare la portantina a terra.
Con un gesto che era solito fare, appoggiò il mento sulla mano sinistra e fissò lo sguardo in quello dei suoi assassini. I capelli erano sporchi e e arruffati, il volto segnato dalle preoccupazioni di quei giorni: quasi tutti i presenti preferirono coprirsi gli occhi, quando Erennio lo colpì a morte.
Fu ucciso mentre protendeva il collo dalla lettiga. Aveva sessantaquattro anni.
Per ordine di Antonio gli vennero tagliate la testa e anche le mani, perché con quelle aveva scritto le Filippiche. Era questo il titolo scelto da Cicerone per le sue invettive contro Antonio e ancora oggi l'opera si chiama così.
Quando il corpo scempiato di Cicerone venne portato a Roma, Antonio era casualmente impegnato nell'elezione di alcuni magistrati. Appena ne ebbe notizia e vide con i suoi occhi, levò un grido e disse che ora le proscrizioni erano finite davvero.
Comandò poi di porre testa e mani sopra i rostri che si trovano sulla tribuna degli oratori: uno spettacolo raccapricciante per i Romani, i quali credettero di vedere in quei tratti non il volto di Cicerone, ma l'immagine dell'animo di Antonio