Moralità degli antichi ateniesi
VERSIONE DI GRECO di Demostene
TRADUZIONE dal libro triakonta
ἐκεῖνοι τοίνυν, οἷς οὐκ ἐχαρίζονθ᾽ οἱ λέγοντες οὐδ᾽ ἐφίλουν αὐτοὺς ὥσπερ ὑμᾶς οὗτοι νῦν, πέντε μὲν καὶ τετταράκοντ᾽ ἔτη τῶν Ἑλλήνων ἦρξαν ἑκόντων, πλείω δ᾽ ἢ μύρια τάλαντ᾽ εἰς τὴν ἀκρόπολιν ἀνήγαγον, ὑπήκουε δ᾽ ὁ ταύτην τὴν χώραν ἔχων αὐτοῖς βασιλεύς, ὥσπερ ἐστὶ προσῆκον βάρβαρον Ἕλλησι, πολλὰ δὲ καὶ καλὰ καὶ πεζῇ καὶ ναυμαχοῦντες ἔστησαν τρόπαι᾽ αὐτοὶ στρατευόμενοι, μόνοι δ᾽ ἀνθρώπων κρείττω τὴν ἐπὶ τοῖς ἔργοις δόξαν τῶν φθονούντων κατέλιπον. ἐπὶ μὲν δὴ τῶν Ἑλληνικῶν ἦσαν τοιοῦτοι· ἐν δὲ τοῖς κατὰ τὴν πόλιν αὐτὴν θεάσασθ᾽ ὁποῖοι, ἔν τε τοῖς κοινοῖς κἀν τοῖς ἰδίοις. δημοσίᾳ μὲν τοίνυν οἰκοδομήματα καὶ κάλλη τοιαῦτα καὶ τοσαῦτα κατεσκεύασαν ἡμῖν ἱερῶν καὶ τῶν ἐν τούτοις ἀναθημάτων, ὥστε μηδενὶ τῶν ἐπιγιγνομένων ὑπερβολὴν λελεῖφθαι· ἰδίᾳ δ᾽ οὕτω σώφρονες ἦσαν καὶ σφόδρ᾽ ἐν τῷ τῆς πολιτείας ἤθει μένοντες, ὥστε τὴν Ἀριστείδου καὶ τὴν Μιλτιάδου καὶ τῶν τότε λαμπρῶν οἰκίαν εἴ τις ἄρ᾽ οἶδεν ὑμῶν ὁποία ποτ᾽ ἐστίν, ὁρᾷ τῆς τοῦ γείτονος οὐδὲν σεμνοτέραν οὖσαν· οὐ γὰρ εἰς περιουσίαν ἐπράττετ᾽ αὐτοῖς τὰ τῆς πόλεως, ἀλλὰ τὸ κοινὸν αὔξειν ἕκαστος ᾤετο δεῖν.
TRADUZIONE
I nostri avi, che gli oratori non compiacevano e non trattavano con l'affetto che gli odierni oratori vi mostrano, dominarono i Greci, con il loro consenso, per quarantacinque anni; fecero conffluire sull'acropoli più di diecimila talenti; tenevano ' in stato di sottomissione l'allora re di Macedonia, come conviene che un barbaro sia sottomesso ai Greci; innalzarono molti trofei prestigiosi per aver svolto di persona operazioni militari su terraferma e su mare; soli tra gli uomini, lasciarono in eredità una gloria per le loro azioni superiore all'invidia. . Per quanto riguarda i rapporti con la Grecia i nostri avi erano così come li abbiamo descritti; ma osservate come si comportavano nell'ambito delle relazioni interne, ad Atene stessa, sia nella vita pubblica sia nella vita privata. A spese dello stato dunque costruirono per noi edifici e t'empii di tale bellezza e importanza, ornati di offerte votive, che nessuno dei posteri è stato in grado di superarli. Nella vita privata erano di tale moderazione e attaccamento ai costumi della città che, chi di voi sa quali siano le case di Aristide, di Milziade e degli altri cittadini illustri del tempo, vede che non sono affatto più maestose di quelle dei vicini. Difatti, non amministravano gli affari della città per arricchirsi, ma ognuno pensava che fosse suo compito accrescere il patrimonio comune