GIUNGE AD ATENE LA NOTIZIA DELLA SCONFITTA IN SICILIA (I)
VERSIONE DI GRECO di Tucidide

Ες δε Αθήνας επειδη ηγγελθη, επι πολύ μεν ηπιστουν και τοις πανύ τών στρατιωτών εξ αυτοῦ του εργου διαπεφευγόσι και σαφώς αγγελλουσι, μὴ οὕτω γε ἄγαν πανσυδι διεφθάραι. Επειδη δε ἔγνωσαν, χαλεποι μεν ἦσαν τοις ξυμπροθυμηθεισι τών ρητόρων τὸν ἔκπλουν, ὥσπερ ουκ αὐτοι ψηφισάμενοι, ὠργιζοντο δε και τοις χρησμολογοις τε και μάντεσι και οποσοι τι ποτε αυτους θειάσαντες επήλπισαν ως λήψονται Σικελιαν. Παντα δε πανταχόθεν αυτους ελυπει τε και περιεστήκει επι τῷ γεγενημένῳ φόβος τε και κατάπληξις μεγιστη δή.

TRADUZIONE

Dopo che Atene fu colta dalla notizia la città stette per lungo tempo incredula, perfino contro i lucidi rapporti di alcuni reduci, uomini di garantito stampo militare, che rimpatriavano fuggiaschi dal teatro stesso delle operazioni: l'annientamento dell'armata non poteva davvero esser stato così totale. Ma quando ogni dubbio cadde, la folla ruppe in una feroce protesta contro gli oratori che avevano incoraggiato in pubblico la spedizione, quasi non fossero stati i cittadini stessi i responsabili del decreto. E il malumore ferveva anche contro gli interpreti dei responsi profetici e contro i vati, con tutta la specie di quelli che allegando predizioni celesti avevano divulgato l'illusione di una bella conquista in Sicilia. Intorno, ogni oggetto era ormai fonte di desolata amarezza: e sul popolo affranto da quel colpo mortale si stringeva una morsa di paura e di gelido sgomento.