I beoti si preparano per la battaglia contro gli ateniesi
VERSIONE DI GRECO di Tucidide
TRADUZIONE dal libro SUNESIS

Τοιαῦτα ὁ Παγώνδας τοῖς Βοιωτοῖς παραινέσας ἔπεισεν ἰέναι ἐπὶ τοὺς Ἀθηναίους. καὶ κατὰ τάχος ἀναστήσας ἦγε τὸν στρατόν (ἤδη γὰρ καὶ τῆς ἡμέρας ὀψὲ ἦν), καὶ ἐπειδὴ προσέμειξεν ἐγγὺς τοῦ στρατεύματος αὐτῶν, ἐς χωρίον καθίσας ὅθεν λόφου ὄντος μεταξὺ οὐκ ἐθεώρουν ἀλλήλους, ἔτασσέ τε καὶ παρεσκευάζετο ὡς ἐς μάχην. τῷ δὲ Ἱπποκράτει ὄντι περὶ τὸ Δήλιον ὡς αὐτῷ ἠγγέλθη ὅτι Βοιωτοὶ ἐπέρχονται, πέμπει ἐς τὸ στράτευμα κελεύων ἐς τάξιν καθίστασθαι, καὶ αὐτὸς οὐ πολλῷ ὕστερον ἐπῆλθε, καταλιπὼν ὡς τριακοσίους ἱππέας περὶ τὸ Δήλιον, ὅπως φύλακές τε ἅμα εἶεν, εἴ τις ἐπίοι αὐτῷ, καὶ τοῖς Βοιωτοῖς καιρὸν φυλάξαντες ἐπιγένοιντο ἐν τῇ μάχῃ. Βοιωτοὶ δὲ πρὸς τούτους ἀντικατέστησαν τοὺς ἀμυνουμένους, καὶ ἐπειδὴ καλῶς αὐτοῖς εἶχεν, ὑπερεφάνησαν τοῦ λόφου καὶ ἔθεντο τὰ ὅπλα τεταγμένοι ὥσπερ ἔμελλον, ὁπλῖται ἑπτακισχίλιοι μάλιστα καὶ ψιλοὶ ὑπὲρ μυρίους, ἱππῆς δὲ χίλιοι καὶ πελτασταὶ. πεντακόσιοι. εἶχον δὲ δεξιὸν μὲν κέρας Θηβαῖοι καὶ οἱ ξύμμοροι αὐτοῖς· μέσοι δὲ Ἁλιάρτιοι καὶ Κορωναῖοι καὶ Κωπαιῆς καὶ οἱ ἄλλοι οἱ περὶ τὴν λίμνην· τὸ δὲ εὐώνυμον εἶχον Θεσπιῆς καὶ Ταναγραῖοι καὶ Ὀρχομένιοι. ἐπὶ δὲ τῷ κέρᾳ ἑκατέρῳ οἱ ἱππῆς καὶ ψιλοὶ ἦσαν

Traduzione n. 1

Un tale Pagoda che esortava i Beoti convinse ad essere contro gli Ateniesi. E con prontezza essendosi alzato spingeva l’esercito (infatti già era ormai tardi), e si avvicinò al loro comandante, essendosi seduto sul terreno, poiché c’era un poggio nel mezzo da dove non si vedevano gli uni e gli altri, schierava e si disponeva come alla battaglia. Ad Ippocrate che era intorno a Delo come gli fu riferito che i Beoti venivano contro, manda alle forze militari ordinando di schierarsi in ordine di battaglia, ed egli stesso non molto dopo avanzò, lasciando indietro circa trecento cavalieri intorno a Delo, affinché ci fosse nello stesso tempo un corpo di guardia, se qualcuno procedesse contro lui, e sarebbero arrivati in battaglia con i Beoti avendo conservato il vantaggio. I Beoti si opposero a quelli che li respingevano e, quando era a loro vantaggioso, si mostrarono sul colle e presero le armi essendosi schierati come solevano, settemila opliti, soprattutto armati alla leggera oltre dieci mila, mille cavalieri e cinquecento peltasti. Mentre i Tebani tenevano l’ala destra e anche i loro alleati; nel mezzo gli Aliarti e i Coronei e i Copi e tutti gli altri attorno alla palude; invece i Tespi i Tanagri e gli Orcomeni tenevano l’ala destra dell’esercito. Poi i cavalieri e le truppe leggere erano alla testa di ciascuno dei due corni.

Traduzione n. 2

Con il vibrante tono di quest'esortazione Pagonda persuase i Beoti alla sfida con Atene. In poche battute fece levare il campo e segnalò all'armata di mettersi in marcia (s'era già al tramonto del sole). Quando giunse nei pressi delle truppe nemiche, fece porre il campo in una località dove, per via di un colle che s'ergeva tra gli eserciti avversari, era impossibile avvistarsi. Ordinò i reparti, provvedendo a ogni particolare e risoluto a battersi. Ippocrate stazionava ancora a Delio quando lo sorprese la notizia del contrattacco beota; spedì alle truppe il comando di schierarsi in ordine di combattimento. In un lampo comparve di persona, distaccando a Delio circa trecento cavalieri con la consegna tattica di coprire quella piazzaforte, respingendo una eventuale offensiva e d'avventarsi, tenendo d'occhio le mosse dei Beoti e scegliendo il momento, alle loro spalle nel vivo dello scontro. A contrastare reparto di cavalleria i Beoti ne avanzarono uno dei loro; quando i preparativi furono perfezionati, comparvero da dietro il colle, posero le armi al piede e si ordinarono come comandava il piano. Erano pronti circa settemila opliti, oltre diecimila fanti leggeri, cinquecento peltasti. All'ala destra operavano i Tebani e i popoli a loro associati: al centro gli Aliarti, i Coronei, i Copei e gli altri abitanti del lago. Su entrambi i fianchi agivano le squadre di cavalleria e le truppe spedite.