LA CONQUISTA DI PLATEA
VERSIONE DI GRECO di Tucidide
TRADUZIONE dal libro Triakonta

Τέσσαρα μεν γαρ και δεκα ετη ενεμειναν αϊ τρια κοντοντεις σπονδαι αϊ εγενοντο μετ Έ ύβοίας άλωσιν τω δε πέμπτα και δεκάτω ετει επι Χρυσίδος εν Αργεί τότε πεντήκοντα δνοΐν δέοντα ετη Ίερωμενης και ΑΙνη σίου εφόρου εν Σπάρτη καΐ ΐΐυθοδώρου ετι δύο μήνας άρχοντος Άθηναίοις μετά την εν ΪΙοτιδαία μάχην μηνι εκτω και άμα ήρι άρχομενω Θηβαίων άνδρες όλίγω πλείους τριακοσίων ήγοΰντο δε αυτών βοιωταρχούντες ΤΙυθάγγελός τε ό Φυλείδου καΐ Αιε μπορος ό Όνητορί δου εσηλθον περί πρώτον υπνον ξύν όπλοις ες Πλα ταιαν της Βοιωτίας ούσαν Αθηναίων ξυμμαγίδα επη γάγοντο δε καϊ άνεωζαν τάς πύλας ΐΐλαταιών άνδρες Ναυκλείδης τε και οι μετ αυτού βουλόμενοι ιδίας ένεκα δυνάμεως άνδρας τε τών πολιτών τούς σψίσιν ύπεναν τίους διαφθεΐραι και την πάλιν θηβαίοις προσποιήσαι έπραξαν δε ταύτα δι Έύρυμάχου τού Αεοντιάδου άνδρας Θηβαίων δυνατωτάτου προϊδόντες γαρ οι Θηβαίοι οτι εσοιτα ό πόλεμος ήβούλοντο την ΐΐλάταιαν άει σφίσι διάφορον ούσαν ετι εν ειρήνη τε και τού πολέμου μψτω φανερού καθεστώτος προκαταλαβεΐν

TRADUZIONE

La tregua trentennale, conclusa dopo l'occupazione dell'Eubea, resistette in vigore per quattordici anni. Correva il quindicesimo anno, quarantottesimo del sacerdozio di Criside in Argo, mentre era eforo a Sparta Enesio e stava per concludersi (di lì a due mesi) il periodo di arcontato in Atene di Pitidoro, ed erano trascorsi cinque mesi dalla battaglia di Potidea, quando, all'avvento della primavera, un drappello di circa trecento soldati tebani (guidati dai beotarchi Pitangelo, figlio di Filide e Diemporo, figlio di Onetoride) irruppero armati in Platea, città della Beozia alleata d'Atene, nell'ora del sonno più profondo. Avevano trovate le porte della città aperte da quegli stessi uomini di Platea che li avevano chiamati, vale a dire Nauclide e i suoi seguaci. Il movente di costoro era di accrescere il loro personale potere, distruggere la parte politica che li osteggiava, e consegnare Platea alla soggezione tebana. Fungeva da intermediario in questo complotto Eurimaco, figlio di Leontiade, uno dei personaggi tebani più influenti. A Tebe si presagiva lo scoppio del conflitto; desideravano quindi anticipare il colpo di mano su Platea, con cui avevano sempre avuto violenti dissidi, mentre vigeva lo stato di pace e la guerra, ufficialmente, non era ancora divampata. Di qui la facilità con cui sorpresero il nemico, al primo tentativo d'aggressione: non era stata predisposta a Platea la vigilanza notturna. Deposero le armi nella piazza, ma non soddisfecero la pretesa di coloro che li avevano chiamati: di entrare in azione immediatamente e assaltare le case dei loro avversari politici. Progettavano piuttosto, con proclami di tono amichevole e moderato, di indurre a un accordo la città occupata. (L'araldo ingiunse che, se qualcuno era disposto ad allearsi con loro, secondo l'antico costume in vigore presso tutti i Beoti, venisse a deporre le armi nella piazza). Il loro calcolo era d'addurre più agevolmente, con l'impiego di questi metodi, la città dalla loro parte.