Un successo dei Plateesi
VERSIONE DI GRECO di Tucidide
TRADUZIONE dal libro n. p.

TRADUZIONE

Quando i primi furono giunti in cima e, uccise le sentinelle, si furono impadroniti delle due torri, bloccarono gli accessi che le attraversavano e occupando saldamente la posizione vigilavano che nessun nemico passasse da quella parte. Levarono le scale dalle pareti del muro e le poggiarono a quelle delle torri, permettendo a un nutrito drappello dei loro di salirvi. Così mentre alcuni, tenendo sotto il loro tiro dal basso e dall'alto il nemico accorso alla difesa, ne ostacolavano l'avvicinamento, gli altri, i più, avvicinate molte scale al muro, da cui avevano diroccato i merli, ne effettuavano il passaggio nell'intervallo tra le due torri. Man mano che ogni uomo compiva il transito si piantava sul ciglio della fossa e di là scagliava giavellotti e frecce contro chiunque, accorso rasente al muro, comparisse a contendere il passaggio. Quando tutti furono passati, scesero ultimi, e la loro fatica fu la più ardua, quelli appostati in vetta alle torri. Stavano per dirigersi alla fossa quando i trecento si lanciarono ad inseguirli, muniti di fiaccole. Dritti in piedi sul bordo del fossato i Plateesi, protetti dall'ombra, scorgevano più agevolmente i loro bersagli e coglievano nel segno quando ne avvistavano il fianco scoperto, con frecce e picche. Il riverbero delle fiaccole li rendeva invece meno visibili avvolti nelle tenebre. Sicché anche gli ultimi Plateesi guadagnarono in tempo l'opposto orlo del fossato, strappandosi a gran pena dai nemici e tra gravi rischi.