Aneddoti su Anassagora versione greco Diogene Laerzio versione n. 137 pag 186 del libro Ellenion

Περὶ δὲ τῆς δίκης αὐτοῦ διάφορα λέγεται. Σωτίων μὲν γάρ φησιν ἐν τῇ Διαδοχῇ τῶν φιλοσόφων ὑπὸ Κλέωνος αὐτὸν ἀσεβείας κριθῆναι, διότι τὸν ἥλιον μύδρον ἔλεγε διάπυρον· ἀπολογησαμένου δὲ ὑπὲρ αὐτοῦ Περικλέους τοῦ μαθητοῦ, πέντε ταλάντοις ζημιωθῆναι καὶ φυγαδευθῆναι. Σάτυρος δ’ ἐν τοῖς Βίοις ὑπὸ Θουκυδίδου φησὶν εἰσαχθῆναι τὴν δίκην, ἀντιπολιτευομένου τῷ Περικλεῖ· καὶ οὐ μόνον ἀσεβείας ἀλλὰ καὶ μηδισμοῦ· καὶ ἀπόντα καταδικασθῆναι θανάτῳ. Ὅτε καὶ ἀμφοτέρων αὐτῷ προσαγγελέντων, τῆς τε καταδίκης καὶ τῆς τῶν παίδων τελευτῆς, εἰπεῖν περὶ μὲν τῆς καταδίκης, ὅτι ἄρα « Κἀκείνων κἀμοῦ πάλαι ἡ φύσις κατεψηφίσατο, » περὶ δὲ τῶν παίδων, ὅτι « Ἤδειν αὐτοὺς θνητοὺς γεννήσας. » Οἱ δ’ εἰς Σόλωνα τοῦτ’ ἀναφέρουσιν, ἄλλοι εἰς Ξενοφῶντα. Τοῦτον δὲ καὶ θάψαι ταῖς ἰδίαις χερσὶν αὐτοὺς Δημήτριός φησιν ὁ Φαληρεὺς ἐν τῷ Περὶ γήρως. Ἕρμιππος δ’ ἐν τοῖς Βίοις φησὶν ὅτι καθείρχθη ἐν τῷ δεσμωτηρίῳ τεθνηξόμενος. Περικλῆς δὲ παρελθὼν εἶπεν εἴ τι ἔχουσιν ἐγκαλεῖν αὑτῷ κατὰ τὸν βίον· οὐδὲν δὲ εἰπόντων, « Καὶ μὴν ἐγώ, » ἔφη, « τούτου μαθητής εἰμι· μὴ οὖν διαβολαῖς ἐπαρθέντες ἀποκτείνητε τὸν ἄνθρωπον, ἀλλ’ ἐμοὶ πεισθέντες

Si raccontano diverse versioni sul suo processo. Sozione nella Successione dei filosofi dice che fu accusato di empietà da Cleone, per la sua opinione che il sole è una massa di metallo rovente, che Pericle, suo discepolo, lo difese e che egli fu multato di cinque talenti e condannato all'esilio. Satiro nelle Vite dice che fu processato da Tucidide, antagonista della politica periclea, non solo sotto l'accusa di empietà, ma anche di medismo: fu condannato a morte, in contumacia. Quando gli fu annunciato che era stato condannato e che i suoi figli erano morti, intorno alla sua condanna disse: «Da tempo la natura ha condannato alla morte i miei giudici e me stesso»; intorno alla morte dei figli disse: "Sapevo di averli generati mortali". Secondo altri, questo detto è di Solone, secondo altri ancora, di Senofonte. Demetrio Falereo nella sua opera Della vecchiaia attesta che egli seppellì i figli con le proprie mani. Ermippo nelle Vite dice che fu rinchiuso in prigione, in attesa di essere giustiziato: allora Pericle si presentò al popolo e chiese se avessero qualcosa da rimproverargli nella sua vita, e poiché essi risposero negativamente, egli disse: "Ebbene, io sono discepolo di Anassagora; non cedete alle calunnie, non mandate a morte quest'uomo; datemi ascolto, rilasciatel". E fu rilasciato: ma non riuscì a sopportare l'insulto violento, e si uccise.