Βασιλευοντος δε Αγιδος, Αλκιβιαδης εκ Σικελιας φυγας ηλθε εις Λακεδαιμονα και χρονον ουπω πολυν τη πολει διαγων ... βασιλευσεσθαι υπο βασιλεων ους αυτος ετεκε

Mentre regnava Agide (genitivo assoluto) Alcibiade, esule dalla Sicilia, andò a Sparta e dopo che ancora non viveva da molto tempo nella città ebbe (ἔχω aor. ἔσχον) l'accusa di avere una relazione con Timea, moglie del re. E Agide disse di non riconoscere il bambino da lei generato poiché congetturava che l'avesse generato Alcibiade. Lo storico Duride dice che Timea non tollerò (vedi φέρω) affatto con difficoltà questa cosa ma che anzi, mormorando (par pres ψῐθῠρίζω) in casa alla presenza delle ilote (Druide dice che per questo poi c'è un verbo all'infinito) chiamava il bambino Alcibiade non Leotichide; tuttavia Duride dice che Alcibiade stesso si congiungeva con Timea non per amore ma poiché desiderava (φῐλοτῑμέομαι) che gli spartani fossero governati da re che aveva messo al mondo lui stesso. (ἔτεκε letteralmente è però aor. ind. di. τίκτω).
(By Vogue)