Παῖδες ἐμοὶ καὶ πάντες οἱ παρόντες φίλοι, ἐμοὶ... τὸν ἀεὶ χρόνον μνήμης τυγχάνοιμι; (da Senofonte)

Figli miei e amici che siete tutti presenti, ormai per me è vicina la morte ( lett è vicino il termine della vita); lo so con certezza da molte cose; ma, bisogna che voi, quando morirò, parliate di me come di uomo fortunato e che scriviate ogni cosa. Ho visto anche gli amici diventati felici con il mio aiuto (attraverso di me), i nemici resi schiavi da me; e lascio la patria, che era precedentemente inesperta, ora rispettata in Asia. So che io ho preservato (διεσωσάμην— διασῴζω aor) tutto ciò che mi sono guadagnato ἐκτησάμην aor κτάομαι). La paura di coloro che mi accompagnavano che nel futuro io potessi o ascoltare o soffrire (πάθοιμι-ottativo πάσχω) qualcosa di penoso, non mi lasciava (εἴα imperf 3a sing ἐάω) essere saggio fino in fondo e non mi lasciava rallegrarmi in modo esorbitante. Ma ecco (=ἢν) che ora morirò, vi lascio, o figli, che siete vivi, proprio come gli dei mi hanno concesso che siate. Ma vi lascio la patria e gli amici felici. Così come (in che modo) Così in che modo non potrei io giustamente ottenere la memoria per l'eternità definito (uomo) beato?
(By Vogue)