Cum Canuleius victoria de patribus et plebis favore ingens esset, accensi alii tribuni ad certamen pro rogatione sua summa vi pugnant et crescente in dies fama belli dilectum impediunt. Consules, cum per senatum intercedentibus tribunis nihil agi posset, concilia principum domi habebant. Apparebat aut hostibus aut civibus de victoria concedendum esse. Soli ex consularibus valerius atque Horatius non intererant consiliis. C. Claudi sententia consules armabat in tribunos, Quinctiorum Cincinnatique et Capitolini sententiae abhorrebant a caede violandisque quos foedere icto cum plebe sacrosanctos accepissent. Per haec consilia eo deducta est res, ut tribunos militum consulari potestate promisce ex patribus ac plebe creari sinerent, de consulibus creandis nihil mutaretur; eoque contenti tribuni, contenta plebs fuit.

TRADUZIONE

Essendo cresciuto molto il prestigio di Canuleio per la vittoria sui patrizi e per il favore della plebe, gli altri tribuni, incoraggiati alla lotta, si impegnano con tutte le forze per far passare la loro proposta e impediscono la leva, benchè ogni giorno di più prendano consistenza le voci di guerra. I consoli, non potendo per il veto dei tribuni far prendere deliberazioni al senato, tenevano riunioni private con i membri più autorevoli. Era chiaro che sarebbe stato inevitabile lasciare la vittoria o ai nemici o ai concittadini. Tra gli ex-consoli soltanto Valerio e Orazio non prendevano parte a quelle riunioni. Gaio Claudio parlava di armare i consoli contro i tribuni, mentre i due Quinzi, Cincinnato e Capitolino, erano assolutamente contrari a uccidere e usare violenza contro coloro che, in virtù del patto stipulato con la plebe, avevano dichiarato sacri e inviolabili. A seguito di queste riunioni si arrivò ad accordare l'elezione di tribuni militari con potere consolare, da scegliersi indifferentemente tra patrizi e plebei, mentre nulla doveva essere mutato per quanto riguardava l'elezione dei consoli. Di questo furono contenti i tribuni e la plebe.