Carthago delenda
VERSIONE DI GRECO di Appiano
και ποτε οι Ρομαιοι πρεσβεις επεμπον ες Καρχηδονα ετερους τε και Κατωνα. Οι δε την χωραν περιεσκοπουν και εωρων κατασκευας μεγαλας εχουσαν και μαλλον πολυανδρον ουσαν η προτερον. Επανελτὁντες ες Ρομην εφραζον ου ζηλου μαλλον η φοβου γεμειν αουτοις τα Καρχηδονιων πραγματα, πολεως δουσμενους τοσησδε και γενοιτος ευχερως ουτως αυξαυομενης, Και ο Κατων μαλιστα ελεγεν ου ποτε βεβαιον Ρωμαιοις ουδε την ελευτἑριαν εσεστἁι ετι μενουσης της Καρχηδονος. Ων η βουλη πυνταυομεν- εκρινε πολεμειν.
Ed allora i Romani inviavano altri ambasciatori a Cartagine ed anche a Catone. Essi osservavano il paese e notavano che avevano grandi costruzioni e che sono molto più numerosi di prima. Essendo tornati a Roma riferivano di non essere piuttosto pieni di invidia quanto di paura ad essi stessi le opere dei Cartaginesi, poiché la città così tanto ostile e tanto vicina facilmente si è ingrandita. E Catone diceva soprattutto che giammai i Romani erano al sicuro né ci sarebbe stata la libertà, poiché ancora Cartagine perdurava. Essendo il senato informato di queste cose decideva di combattere.
Traduzione n. 2
"Allora anche i romani inviarono ambasciatori a Cartagine e altri a Catone. Essi esaminavano la terra (regione) lavorata con cura (diligentemente) che aveva grandi costruzioni/edifici. Entrando nella città videro anche sia quanto fosse grande il potere, sia quanto il popolo fosse aumentato in seguito alla distruzione, non molto lontana da Scipione. Coloro che tornavano a Roma mostravano non tanto di essere pieni di invidia quanto di paura delle opere (cose) dei Cartaginesi, ingrandendosi così facilmente la città tanto ostile e vicina. Anche Catone diceva soprattutto che non mai sicuro che i Romani avessero la libertà prima che fosse distrutta Cartagine. Il senato informandosi su/essendo venuto a sapere queste cose, decideva di combattere"