Ἐν λειμῶνι ἑκάστης ἡμέρας πρωΐ ἐπὶ ὑψηλῶν δένδρων ἀηδὼν κατὰ τὴν συνήθειαν ἡδέως ᾄδει. Ἱέραξ δέ ποτε ἀκούει τῆς ᾠδῆς καὶ βρώματος...

In un prato ogni giorno di buon mattino un usignolo, secondo costume, canta dolcemente su di un alto albero. Uno sparviero una volta ascolta (ἀκούω genitivo) il canto e per brama di cibo si precipita (καταπέτομαι), piomba sull'usignolo e lo porta via. Esso supplica lo sparviero: "O nobile d'animo, o magnanimo uccello, non uccidermi (φείδομαι); sono infatti un minuscolo uccello e idoneo a soddisfare solo un piccolo appetito, perciò un piccolo alimento; aspetta, amico, mio padre e mia madre, essi sono molto grassi". Lo sparviero si lascia persuadere e lascia andare l'usignolo. Esso scappa via velocemente e dice allo stolido (ἀνόητος -ον) sparviero: "O grullo, nel tempo futuro non lasciar andare le cose buone che hai nelle mani coltivando (κενόω) invece speranze".
(By Geppetto)