Ανδρες στρατιωται, τα μεν δη Κυρου δηλον οτι ουτως εχει ημας ωσπερ τα ημετερα προς εκεινον. ουτε γαρ ημεις εκεινου ετι στρατιωται... Ωστε ωρα λεγειν ο τι τις γιγνωσκει αριστον ειναι.
Soldati, è chiaro che la posizione di Ciro è, verso di noi, pari alla nostra nei suoi; infatti noi non siamo più (lett.ancora) soldati di quello, giacché noi non lo seguiamo, né lui è ancora dispensatore di salario nei nostri confronti. Certamente egli ritiene di aver ricevuto un torto da noi perciò io non voglio andare da lui che mi manda a chiamare. A me sembra dunque che per noi questo non sia il momento di riposare, né di trascurare noi stessi, ma di decidere che cosa è necessario fare, in seguito a questi avvenimenti. E se adesso sembra giusto/bene partire bisogna avere le cose necessarie, senza queste cose infatti non c'è vantaggio né del comandante né del soldato semplice. Ma Ciro è degno di grande stima (πολλοῦ ἄξιος) qualora tu gli sia amico, ma (diventa) pericolosissimo qualora tu gli sia ostile. Possiede una forza sia pedestre, sia ippica sia nautica che tutti ugualmente vediamo allo stesso modo e la conosciamo. Ed infatti non è accampato, ci sembra, distante da qui. Così ciascuno dica ora ciò che ritiene sia la cosa migliore.