Ο δε Κονων, επει επολιορκειτο και κατα γην και κατα θαλατταν, και σιτου ουδαμοθεν ην ευπορησαι, ..., και η μεν επι Ελλησποντου ωρμησεν, η δε εις το πελαγος.

TRADUZIONE LETTERALE

Conone quando era assediato per terra e per mare e da nessuna parte era possibile procurarsi il cibo e molti uomini erano nella città, e gli ateniesi non correvano in aiuto, per il fatto che non erano informati di ciò mettendo in mare tra le navi quelle che nel modo migliore navigavano ne equipaggiò due prima di giorno, da tutte le navi avendo scelto i migliori rematori e avendo condotto i soldati [nel fondo della nave] sottocoperta e dopo aver deposto (calato) le coperture per le navi. Così dunque trascorreva il giorno, ma verso sera quando era buio li faceva sbarcare in modo da non essere visibili per i nemici quando facevano ciò. Nel quinto giorno avendo portato cibo sufficiente quando era ormai metà del giorno e quelli che stavano all'ancora erano non curanti e alcuni si riposavano uscirono fuori dal porto e una nave rimase ancorata sull'Ellesoponto l'altra salpò verso il mare.

Traduzione libera (elegante)

Conone, assediato per terra e per mare, non aveva possibilità di procurarsi i rifornimenti da nessuna parte - in città gli uomini erano molti e gli Ateniesi non potevano venire in loro aiuto perché non erano a conoscenza della situazione -, mise in mare le due navi più veloci, che all'alba equipaggiò con i migliori rematori di tutta la flotta, quindi vi imbarcò sottocoperta la fanteria di marina e fece sistemare sulle fiancate i ripari. Di giorno stavano così, ma la sera li faceva sbarcare col favore dell'oscurità, in modo che il nemico non si accorgesse di ciò che stavano facendo. Il quinto giorno caricarono viveri a sufficienza e a mezzogiorno, quando la sorveglianza dei nemici era meno rigida e alcuni non erano neppure in servizio, uscirono dal porto: una nave si diresse verso l'Ellesponto, l'altra verso il mare aperto.